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Ricette per oggi dagli ingredienti di ieri

di Paolo Pecorari

Nell’Italia postunitaria la critica al modello liberistico si articolò in tre direttrici. La prima trasse origine dalla grande inchiesta industriale del 1870-1874, che mise in evidenza l’opportunità di adottare misure protezionistiche, come pure l’urgenza di elaborare una nuova ideologia industrialista. La seconda direttrice coincise con alcune progettualità di Quintino Sella, che, restaurazione finanziaria a parte, non solo difese il valore dell’investimento nelle attività imprenditoriali e non negli impieghi speculativi, ma ritenne teoreticamente e pragmaticamente ortodosso che lo Stato si facesse carico di responsabilità economiche secondo una logica insieme cartesiana e finalistica. La terza direttrice fu tracciata dalla Scuola lombardo-veneta, i cui esponenti di maggiore spicco furono Luigi Luzzatti, forse il più autorevole ispiratore delle scelte di politica doganale, monetaria e finanziaria italiane fino al 1914, Angelo Messedaglia, Fedele Lampertico e Giuseppe Toniolo: uomini per tanti aspetti diversi, ma ciò nondimeno convergenti sull’obiettivo di correggere il liberalismo economico classico e di imboccare una strada segnata da leggi idonee a smorzare i contrasti sociali, a prevenire i conflitti, a tutelare il lavoro, a favorire la cooperazione, a diffondere le istituzioni solidaristiche, a smorzare gli effetti negativi di una troppo accelerata ed esasperata industrializzazione, a non scaricare sui più deboli il peso e i costi delle crisi economiche.

(©L’Osservatore Romano 31 agosto 2012)