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Record di mira faziosa con bersaglio volutamente unico…

Su “Repubblica” (14/9) un grande “servizio” molto servile lancia un'”inchiesta” di Bryan Christy sul “National Geographic”: «Sangue e avorio». Il succo? La rivelazione che in pratica se c’è nel mondo la strage degli elefanti mirata al commercio dell'”oro bianco” (l’avorio) la colpa è… delle religioni! Tutte, ovviamente, e l’autore accusa esplicitamente l’islam, per «i rosari islamici», e il buddhismo per gli amuleti, sottintende induismo, religioni tribali e speculazioni varie ma soprattutto… Soprattutto chi? Elementare! Il titolo di “Repubblica” non delude neanche stavolta: bersaglio preferito e fisso indicato nientemeno da «un prete filippino» che poi pare diventare prelato e che ha detto che i migliori affari – “business is business”! – li fa… il Vaticano! E così chi legge “National Geographic”, e ovviamente la (s)chierichetta d’occasione nel caso offerta da “Repubblica” del 14 settembre, apprende che sì, è finito il commercio dell’avorio per fabbricare i tasti dei pianoforte, ma «resta ampio il mercato religioso». E il monsignore cattolico rivelerebbe i trucchi, suoi e di altri illustri come lui, per esportare avorio illegalmente, e ovviamente… in Vaticano! Croci, rosari, statue, ornamenti da regalare ai Papi, quindi con «forte valore simbolico»… E già: se non avessero quel “profumo” vaticano il valore simbolico dove sarebbe mai? Ecco la notizia: vendita, commercio e smercio di avorio in Vaticano, in pratica mandante o almeno complice del massacro degli elefanti in tutto il mondo… Un capolavoro di giornalismo: da Pulitzer, forse, ma nel senso che il tutto appare davvero da pulire, tanto le “fonti” appaiono inquinate dal pregiudizio. Ma si sa: a “Repubblica” sono abituati a darla a bere ai lettori. Prosit!

avvenire.it / a cura di Gianni Gennari