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Quirinale: ecco come si elegge il presidente

​Il presidente della Repubblica è eletto nell’aula di Montecitorio dal Parlamento in seduta comune integrato da 58 rappresentanti delle Regioni: ogni regione ne elegge tre con l’eccezione della Valle d’Aosta che ne elegge uno. La seduta comune del Parlamento è convocata entro un massimo di 15 giorni dalle dimissioni del presidente ed è presieduta dal presidente della Camera. Il primo atto della seduta comune è la lettura dell’elenco dei delegati regionali. L’Aula di Montecitorio, dove si svolgono le riunioni congiunte del Parlamento, viene opportunamente risistemata per consentire a tutti i “grandi elettori” di prendere posto.

QUANTI SONO GLI ELETTORI. Quest’anno i grandi elettori saranno 1009 (Giorgio Napolitano compreso) tra senatori, deputati e delegati regionali. Per prassi il capo dello stto supplente (k pòresidente del Sebato Piero Grasso) non partecipa alla votazione, così come si astengono i presidenti di Camera e Senato (laura Boldrini di Sel e Valeria Fedeli del Pd che sta sostituendo Grasso).

I QUORUM. La Costituzione prevede che nelle prime tre votazioni la maggioranza richiesta per l’elezione sia quella dei due terzi dei componenti dell’Assemblea, vale a dire 673 voti. Dal quarto scrutinio il quorum si abbassa: per essere eletti basterà la maggioranza assoluta dei componenti dell’Assemblea, 505 voti. Non c’è una prassi certa sulla cadenza delle votazioni: la seduta comune è considerata un’unica seduta anche se si sviluppa in più giorni.

LA VOTAZIONE. Per consuetudine voteranno prima tutti i senatori, poi i deputati e quindi i delegati regionali. La “chiama” dei grandi elettori sarà ripetuta due volte. Ognuno, per assicurare la segretezza del voto, entrerà nelle cabine poste sotto il banco della presidenza e scriverà il nome del candidato che intende votare nella scheda che gli viene consegnata dal commesso e che è timbrata e firmata dal segretario generale di Montecitorio. Quindi, uscito dalla cabina, l’elettore depositerà la scheda, ripiegata in quattro, nell’urna di vimini e raso verde, ribattezzata “l’insalatiera”, davanti alla quale c’è un segretario di presidenza.

LO SPOGLIO. È fatto dal presidente della Camera, che legge in Aula i nomi dei candidati uno ad uno ad alta voce. Il conto delle schede viene tenuto dai funzionari della Camera e dai componenti dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, che si assumono il compito di scrutatori. Nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro era presidente della Camera e lesse le schede della votazione che lo portò al Quirinale; ma, poco prima che il quorum fosse raggiunto, lasciò il posto al vicepresidente della Camera, Stefano Rodotà, e aspettò il risultato definitivo nel suo ufficio.

I RISULTATI. Per ogni votazione vengono letti all’Assemblea al termine dello spoglio. Per essere messe a verbale, le preferenze ai candidati devono essere almeno due. Chi riceve un solo voto viene conteggiato genericamente tra i voti dispersi.

LA TEMPISTICA. La votazione inizierà giovedì 29 alle ore 15. Il giorno successivo ci saranno gli altri due voti, uno di mattina e uno di pomeriggio, per i quali è necessaria la maggioranza qualificata. Sabato mattina invece ci sarà il quarto scrutinio con maggioranza assoluta a 505.

IL PESO DEI PARTITI Il Pd può contare su 446 voti, Forza Italia su 142, il M5S ha 138 grandi elettori (più altri 23 ex grillini), area popolare (Ncd+Udc) 75.

avvenire.it