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Quella bella “lucina” in fondo all’anima

Che bel “Corsera”, ieri! “Cultura”, pp. 44-45: «Walser, l’arte di camminare è non abitare in nessun luogo». Pietro Citati racconta con la consueta maestria un libro di Winfrid Georg Sebald con un saggio sulla vita sofferente e solitaria di Robert Walser, scrittore che non ha mai trovato un luogo ove vivere stabilmente, e nel testo spicca questa citazione: «Io sono sempre davanti alla porta della vita, busso e busso, e tendo curiosamente l’orecchio…». Leggo e d’istinto ripenso ad altro: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me». È un versetto dell’Apocalisse (3,20), e a parlare così è «il Signore, l’Amen, il vero e fedele Testimone, il Capo delle creature di Dio», ma anche Colui che disse di sé che non aveva «un posto ove riposare» (Mt 8,20, Lc 9,58)! Bel legame, davvero! E non basta. Stessa p. 45, in alto Dario Fertilio – «Dio secondo Biagi e altri grandi» – parla di un libro di Michele Brambilla, “Penso a Dio, qualche volta di notte” (Ed. Ancora) e ricorda tra altri Enzo Biagi, concludendo con questo suo pensiero: «Nonostante tutto, in barba al clero politicizzato e alle scoperte scientifiche che spostano sempre più in là l’ipotesi di un Disegno intelligente, quella fastidiosa lucina in fondo all’anima non vuole saperne di spegnersi». E sempre lì, a completare questa (bella) porzione quotidiana c’è altro. Arturo Colombo – «Quella fantasia che fonda il nostro pensiero» – parla della «immaginazione filosofica» in un libro di Salvatore Veca ove leggi che «l’ultima parola (è) inevitabilmente destinata alla conversione nella penultima». L’ultima nostra parola sempre penultima? Perciò quella «lucina in fondo all’anima» resiste! Un bel “Corsera”, ieri!

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