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Quel «parallelo» pieno di acrimonia disegnato dentro un circolo vuoto

«Un destino parallelo»: ieri nell’articolo di fondo di Galli della Loggia sul “Corsera” leggevi che l’Italia politica è in crisi. Acqua calda… ma allungata con malizia: anche la Chiesa italiana è al «declino»! Due prove: le «nomine cardinalizie di domenica» e il fatto che «la lingua che nella Chiesa veniva usata come lingua di comunicazione abituale» non sarebbe più in uso e – profezia! – lo «sarà sempre meno». E «tutto si tiene»: parallelo declino di Italia e di Chiesa italiana! Segue, velenoso, elenco dei difetti d’Italia e poi di quelli della Chiesa: «sclerotizzata» per «tradizione culturale sempre alquanto scarsa» ed «estranea» alla «vivificante atmosfera di conflitti sociali». Mah! E ancora: Chiesa estranea a disagi, «forconi», «disoccupazione» e fuga all’estero dei giovani. Ari-mah! E per il «personale ecclesiastico»? Analisi e diagnosi piene di sbrigativa acrimonia: «vuotaggine e stanchezza» mostrate con volo non pindarico sui rapporti tra Chiesa italiana e politica dal 1861 a oggi. Ex cathedra! Né un “forse”, né un condizionale, né una prova di tutto ciò che baldanzosamente quanto ingenerosamente viene affermato! Rileggi però che per l’Autore «la Chiesa di Roma è (e resta) la più antica istituzione dell’Occidente», annoti che tra i neocardinali ci sono italiani, dal nuovo segretario di Stato Parolin al quasi centenario Capovilla che dicono tanta, diversa e ricca storia anche dal Concilio in poi. Ma sulla prima del “Corsera” nessun dubbio circa quel superficiale «parallelismo» di «destino» e «declino». Che dire, infine? Peccato! Ma peccato di leggerezza sin da dall’inizio dell’argomentare: proprio vero che, oggi, nella Chiesa universale, cattolica e romana l’italiano non è più lingua di comunicazione abituale? Basta ascoltare. Almeno papa Francesco «vescovo di Roma», che sta usando ogni giorno e in ogni occasione come “sua” lingua proprio e (quasi) esclusivamente l’italiano. Da quanto tempo qualcuno non esce dai suoi circoli per “frequentare” la vita vera della Chiesa che è in Italia e poi scriverne senza troppi inciampi?

avvenire.it