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Quasi 3mila morti in mare nel 2016

Ormai non si contano più i naufragi nel Mediterraneo. L’ultimo, in ordine cronologico è solo di poche ore fa. Un gommone partito dalla Libia, durante la traversata verso le coste italiane si è sgonfiato: almeno 20 i morti recuperati.

Ma, come sempre accade in questi casi, con il passare delle ore, i primi numeri risultano poi al ribasso. Sono invece oltre350 le persone salvate dalla nave norvegese Siem Pilot, che si era recata sul luogo del disastro, subito dopo l’allerta dalla centrale operativa di Roma della Guardia costiera.

Con l’acuirsi della crisi nordafricana, fra guerre, carestie, siccità e persecuzioni razziali e religiose si intensificano i viaggi della speranza verso l’Europa. E con la chiusura della rotta balcanica (a seguito dell’accordo Ue-Turchia) ai migranti non resta che affrontare il viaggio più pericoloso: quello che parte dalle coste della Turchia o dell’Egitto.

Ed è qui, lungo il canale di Sicilia che si consumano i naufragi: nel 2016 il numero di migranti morti o dispersi nel Mediterraneo è più che raddoppiato. Sono già quasi 3.000, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) i morti nei primi sei mesi del 2016. Il Moas, la missione di salvataggio in mare fondata da due privati (Regina e Cristopher Catrambone, due imprenditori residenti a Malta) ne stima 3.694 nel mondo.

Di questi, almeno due terzi, sono annegati nel canale di Sicilia. In tutto il 2015 sono stati complessivamente 3.200 le persone annegate.

I numeri purtroppo confermano che si va verso un’altra estate tragica: solo nei primi quindici giorni di luglio sono già 33 i migranti morti in mare. Fra questi si contano anche due bambini. Avevano due e sei anni: li hanno trovati con i loro genitori chiusi nella stiva di un peschereccio ormai semiaffondato.

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