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Quando dico “Credo” – scheda 8 III Dom. T.O. 27 Gennaio 2013

Dio Padre

Il vangelo di Luca, che stiamo leggendo alla domenica in questo anno liturgico, si caratterizza tra le altre cose per il modo in cui include le parole del Gesù terreno tra la risposta ai genitori che lo ritrovano nel tempio (“… non sapevate che debbo occuparmi delle cose del Padre mio?”: Lc 2,49; è la prima parola di Gesù nel terzo vangelo) e l’ultima parola di Gesù sulla croce (“Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”: Lc 23,46).

Così, con grande sapienza narrativa, Luca iscrive tutta la vicenda di Gesù sotto questo grande arco, che è il riferimento al Padre. Gli altri evangelisti hanno usato altri strumenti, ma la convinzione è comune: non si capisce nulla di Gesù, della sua persona e della sua missione, se non si tiene conto del modo in cui Gesù vive e manifesta la sua esperienza di Dio come Padre, il suo rapporto filiale con lui.

Abbiamo già accennato (cf. puntata n. 6) al modo caratteristico con cui Gesù sintetizza tutto questo nel termine abbà. Vale la pena di notare che Gesù non ‘inventa’ la parola “padre” per parlare di Dio: questo linguaggio è già conosciuto sia nel giudaismo che nel mondo greco, ed è un linguaggio che senza dubbio coglie qualcosa di importante intorno a Dio anche prima di Cristo. Ma la novità sta in ciò che Gesù ci mette dentro; sta nel modo singolare in cui egli riassume in questa parola la sua relazione con Dio e ciò che Egli è per gli uomini e per il mondo.

Il che vuol dire: quando professa la fede in Dio come “Padre”, il credente non proietta su Dio la propria esperienza terrena della paternità (o, eventualmente, della maternità). Questa esperienza, per quanto significativa, è sempre limitata; potrebbe essere, a volte, addirittura infelice. Parlando di Dio Padre, invece, il credente pensa al Dio di Gesù Cristo; pensa al modo in cui Dio si è fatto conoscere come Padre a partire dall’esperienza e dalla testimonianza di Gesù Cristo. Che Dio sia “Padre”, insomma, non lo impariamo dalla nostra esperienza umana, sempre limitata: lo impariamo in modo vero e pieno solo da Gesù Cristo, da tutte le sue parole e gesti, dalla sua intera esistenza.

E, forse, guardando alla paternità di Dio che ci è dischiusa da Cristo, impariamo non solo a essere figli, ma anche a essere meglio padri e madri, in ogni forma di paternità e maternità che ci è chiesto di vivere.

don Daniele Gianotti