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Quando Bergoglio divenne cardinale. Il racconto di Elisabetta Piqué

Il 21 febbraio di 14 anni fa, Giovanni Paolo II creava cardinale l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio. Un momento davvero straordinario se si pensa che proprio il porporato argentino sarebbe succeduto 12 anni dopo al Papa polacco e come Pontefice avrebbe canonizzato Karol Wojtyla. Per una testimonianza su quel giorno, Alessandro Gisotti ha intervistato la corrispondente a Roma del quotidiano argentino “La Nación”, Elisabetta Piqué, che conobbe Bergoglio proprio durante il Concistoro del febbraio 2001:

R. – Prima di tutto lo conobbi proprio in quella occasione, perché io ero corrispondente a Roma: in quell’occasione il mio giornale mi disse che l’arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, stava venendo qui e che avrebbe fatto un’eccezione, rilasciando una intervista. Quindi io l’ho conosciuto proprio quella volta, in quel febbraio del 2001, perché ovviamente l’ho seguito (al Concistoro ndr). C’era anche un altro argentino, il cardinale Mejía, morto di recente. Ricordo di aver fatto questa intervista con lui nella Casa del Clero, dove lui normalmente abitava quando veniva a Roma. E subito, fin dall’inizio, mi ha sorpreso come persona. Mi ha sorpreso questo suo essere così umile e questo parlare in modo così chiaro: ricordo che in quel periodo – era il 2001, poco prima del default in Argentina – c’era un clima molto pesante e molto difficile per moltissime persone, anche la situazione sociale era molto difficile. Ricordo che lui rispose a tutte le mie domande in maniera molto diretta. Rileggendo quella intervista, ci sono i grandi temi che poi adesso come Papa ci ripropone.

D. – Quelli che c’erano, come te, hanno il ricordo anche di un cardinale Bergoglio se non impacciato, quasi “fuori posto”. Anzi non volle proprio festeggiamenti e chiese di raccogliere fondi e invece di fare un regalo a lui di darli in beneficienza ai poveri di Buenos Aires…

R. – Esatto! Ed è quello che poi ha fatto anche quando è stato eletto Papa: “Non venite! Non venite a Roma per la Messa di Inaugurazione – ha detto – spendete i soldi del biglietto per darlo ai poveri”. Esattamente questo stesso atteggiamento, sempre pensando agli ultimi. C’è poi la storia delle sue vesti: si è fatto mettere a posto quello del suo predecessore, l’arcivescovo Quarracino. Quanta umiltà! Ricordo che con una macchina fotografica digitale, che a quei tempi erano molto grosse, alla visita di calore o di cortesia nel Palazzo Apostolico gli ho fatto una foto: lui vestito di rosso, e poi anche abbastanza impressionante vederla a distanza di anni, perché è magrissimo… Ho fatto una foto a lui e a Mejia che erano i due argentini.

D. – Le foto di quel giorno ci restituiscono anche un’immagine emozionante: il vecchio Papa ormai, anche malato, Giovanni Paolo II, ora Santo, che mette la berretta rossa sul capo del cardinale Bergoglio che 12 anni dopo gli sarebbe succeduto proprio alla Cattedra di Pietro. Davvero due figure straordinarie…

R. – Sì, sicuramente quell’immagine è un’immagine che fa venire a molta gente la pelle d’oca. E’ incredibile pensare che Giovanni Paolo, già abbastanza malato, gli diede l’anello e che poi anni dopo sarebbe stato canonizzato proprio da questo Papa argentino. In questo senso, ricordo che in quell’intervista ci fu una domanda ovvia che io feci a Bergoglio: “Si sarebbe mai immaginato di diventare cardinale?”. Lui mi rispose: “No! Non mi era mai venuto in mente!”. Lui viveva questo… Io poi gli dissi: ”Alla fine diventare cardinale è come arrivare alla cima”; ma lui mi disse: “No, no! Io lo vivo religiosamente e prego. Non lo vivo come l’essere arrivato a qualcosa”. E mi ha detto: “Ogni ascesa significa una discesa e bisogna discendere per servire meglio”. Allora gli chiesi anche: “Adesso lei sarà un elettore in un eventuale Conclave e molti credono che lei, con la sua età, potrebbe essere papabile”; e lui mi rispose, ridendo: “No, non mi è venuto in mente”. Anzi mi disse anche: “Credo che questo Papa, anche se malato, ha ancora molti anni di vita, perché ha un fisico da atleta ed è un uomo di una forza impressionante”. E in effetti era il 2001 e Giovanni Paolo II morì quattro anni dopo…

D. – Molti, anche in occasione di questo ultimo Concistoro, pochi giorni fa, hanno sottolineato questi richiami di Papa Francesco alla sobrietà, al servizio, rivolti a tutti i cardinali, ma ovviamente soprattutto ai nuovi. Il modo in cui lui stesso ha vissuto nei 12 anni da cardinale…

R. – Lui sempre parla di vescovi che non devono essere principi, che non devono vivere da principi. In questo senso sappiamo, essendo lui stato arcivescovo di Buenos Aires e cardinale, che lui non è mai andato a vivere nella residenza che era dell’arcivescovo, non ha mai voluto un’auto con l’autista; andava per Buenos Aires a piedi, in metro… Quindi una vita veramente segnata dall’austerità, dall’umiltà. E’ sempre stato un esempio e questo chi lo ha conosciuto lo sa.

Radio Vaticana