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Proposte cristiane per la crisi in Europa

Un incontro ecumenico a Bruxelles incentrato in particolare sul tema del lavoro

di Riccardo Burigana

“In questo tempo nel quale viviamo una crisi così profonda e dura in Europa, i cristiani vogliono offrire delle risposte alla luce dell’eredità culturale e spirituale della quale sono portatori”: con queste parole Frank-Dieter Fischbach, segretario esecutivo della Commissione chiesa e società della Conferenza delle Chiese europee (Kek), ha presentato l’incontro dal titolo “European Social Market Economy”, che si svolgerà il 14 dicembre, a Bruxelles, in Belgio. I cristiani, ha spiegato, sentono la responsabilità di dover riaffermare il loro impegno ecumenico per aiutare l’Europa a uscire dalla crisi, che non è solamente economica. L’incontro è promosso, oltre che dalla Kek, dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) e dalla Commissione europea, allo scopo di promuovere una comune riflessione sulla dimensione sociale del lavoro in rapporto alla crisi che sta vivendo l’Europa.
La dimensione sociale del lavoro è un aspetto sul quale si è sviluppato, soprattutto negli ultimi anni, un dibattito al quale partecipano anche Chiese, comunità e organizzazioni religiose nel tentativo di definire dei percorsi in grado di ripensare alle regole del mercato del lavoro senza pregiudicare i pilastri dello stato sociale.
L’incontro fa parte di una consolidata tradizione di regolari consultazioni tra le Chiese e le comunità in Europa che spesso hanno assunto la forma di seminari di studio. Queste iniziative rappresentano, è stato sottolineato, “un importante elemento del dialogo aperto, trasparente e regolare” che ha segnato i rapporti tra la Commissione chiesa e società della Kek e le altre confessioni nel tentativo di giungere a delle proposte condivise, con le quali offrire soluzioni riguardo alcuni questioni che hanno coinvolto l’Europa e il suo ruolo nel mondo. In questi ultimi anni poi, di fronte alla crisi che ha investito l’Europa, le consultazioni sono divenute più frequenti. A tanti è infatti apparso chiaro che dalla crisi si esce non solo con provvedimenti economici o con il rafforzamento delle istituzioni comunitarie, ma con un profondo ripensamento della struttura della società, nella quale i cristiani sono chiamati a giocare un ruolo sempre più attivo nella definizione di una cultura dell’accoglienza e del rispetto dei valori umani.

(©L’Osservatore Romano 14 dicembre 2012)