Crea sito

Prima discoteca cristiana: la parola a don Roberto Fiscer.

L’11 giugno scorso è stata inaugurata ad Arenzano, centro residenziale del genovese, la prima discoteca cristiana. A volerla, il vice parroco del luogo, don Roberto Fiscer, trentatreenne ed ex dee-jay

L’iniziativa, tanto innovativa da lasciare non pochi a bocca aperta, ha lo scopo di svestire il potere secolare della Chiesa degli abiti seriosi, di rimodernare le modalità di avvicinamento dei devoti alla Casa del Signore, con la speranza di attirare sempre più i giovani nel mondo cattolico.

Ad un mese esatto dall’apertura, la sezione Cronaca del Levante ha avuto la possibilità di mettersi in contatto con don Roberto, il quale ci ha adeguatamente informati del progetto e del suo seguito. Per cui, lasciamo a lui la risposta alle mille domande che questa nuova struttura ha suscitato tanto nei fedeli quanto negli scettici.

Innanzitutto, don Roberto, da dove nasce questa idea?

Ho sempre avuto nel cuore la volontà di raggiungere tutti in tutti i modi possibili. I giovani, specialmente adesso, hanno bisogno di essere investiti dalla parola di Gesù. E quale strumento, se non quello della musica, avrei potuto usare! La musica è dei giovani, è il loro modo di comunicare. Molti ragazzi frequentano la discoteca: questo comporta lati positivi, sicuramente, dal punto di vista del divertimento, ma talvolta anche dei rischi. È così che ho pensato ad un disco-oratorio in spiaggia, ai bagni di San Pietro, in modo da dar loro divertimento, una nuova modalità di avvicinamento a Dio e sicurezza per i loro genitori. Infatti, intere famiglie ci han fatto visita, dai nonni ai nipoti, tutti insieme. È stato sicuramente più facile avvicinare i ragazzi che hanno già Gesù nel cuore, ma la nostra missione è anche e soprattutto quella di inglobare nella diocesi la pecorella smarrita, quella uscita dal gregge, e rimetterla sulla retta via.

Che tipo di risposta ha avuto dalla cittadinanza e dai giovani, in particolar modo, visto che è per essi che ha visto la luce questo progetto?

Sicuramente positiva. Ma siamo in attesa di un numero sempre maggiore di ragazzi. Sono arrivato ad Arenzano circa 4 anni fa e per questo ho avuto modo di legare molto di più con i più piccoli, dagli adolescenti in giù. Con quelli più grandicelli, che hanno vergogna di manifestare il proprio credo o che magari sono titubanti circa la religione cristiana, ho meno confidenza, proprio perché non ho avuto modo di stare a contatto con loro negli anni in cui è possibile mettere dei paletti nella propria vita, come punti di riferimento. Dio non è figurato nella loro vita come Padre sin da piccoli. Non per questo mi fermo: questo progetto è nato soprattutto per loro e comunque ha già raccolto un buon numero di consensi.

 

Può dirsi soddisfatto, dunque?

Molto. È bello quando riesci ad ottenere quello per cui lavori tanto. Il mio scopo è quello di parlare di Gesù a ragazzi lontani; mi dà soddisfazione. Gesù ci ha detto: ‘Non sempre troverete risposte positive’, ma il solo mettermi in gioco e riuscire a parlare di Lui mi dà gioia.

Avete qualcosa in programma per festeggiare il primo mese di apertura e portare avanti questo promettente inizio?

Nessuna ‘serata speciale’ per l’11 luglio, ma sicuramente il 18 luglio godremo di un bello spettacolo. Ci sarà, infatti, una grande serata che s’intitolerà ‘Fiesta de amor’. È una sorta di show, in cui i giovani di diverse associazioni sportive si mettono in mostra. È già il terzo anno che hanno questo palcoscenico. Un gruppo di genitori e di ragazzi hanno messo su una band e suonano dal vivo le canzoni del catechismo, quelle del repertorio cattolico e quelle create da me; spesso e volentieri sono anche immesse nelle Sante Messe, nelle preghiere e molti testi riprendono le parole della Madonna di Medjugorie, alla quale sono molto devoto. Ritornando alla serata della ‘Fiesta’, ogni sport avrà la sua parte: e Gesù ne è felice, perché non è detto che chi crede non debba divertirsi! Il 18 verrà anche presentato il brano “Io vi amo”, in versione remixata, ad opera di un deejay, Claudio Sossella, il quale si è letteralmente ‘sentito chiamato’ a lavorare affinchè tutti si divertano e si avvicinino a Dio. Io e Claudio collaboravamo già nel suo studio di registrazione per la creazione di cd da regalare poi ai parrocchiani. È stata sua l’idea di revisionare il brano e ricomporlo in chiave dance; l’ha dunque proposto a Gregorio Mascaro, produttore della casa discografica Hit Record, il quale ha mostrato interesse ed ha deciso di inciderla.

Nessun intento polemico in questa domanda: lei è al corrente del fatto che non pochi considerano questa iniziativa lontana dalla religiosità; cosa sente di poter loro rispondere?

Anch’io prima ero, sì, cristiano, ma non credente, per cui li capisco. Un po’ di tempo fa avrei anch’io opposto una bella risata a questa idea. A quelli più critici, invece, dico solo di venire a vedere. Gesù anche è andato ovunque, e manda noi sacerdoti dove gli altri non vanno. Molti parroci sono portati ad esporsi in strada; molto spesso vengono criticati, perché si pensa abbiano un legame con la mondanità. Ma se non lo fanno loro, ai ragazzi di strada chi ci pensa? Gesù dice di aiutare sempre l’altro a rimettersi sulla retta via. Chiediamoci cos’avrebbe fatto lui.

E le autorità ecclesiastiche superiori, invece, cosa ne pensano?

Sono assolutamente favorevoli. Conosco il parroco e il cardinale da molto; sanno che persona sono e hanno subito acconsentito.

Crede sia un progetto destinato ad allargarsi sul territorio regionale e nazionale?

Lo spero! Anche perché i proventi saranno devoluti in beneficenza.

Per un progetto specifico?

Sì, andranno alla comunità ‘Nuovi orizzonti’ in Brasile, che è nata a Roma per mano di Chiara Amirante che si era prefissata di aiutare i barboni della stazione di Roma Termini.. Un progetto che poi si è andato allargando. Il ricavato andrà in Brasile da un mio amico prete, conosciuto da molti perché conduce un programma su rai2, don Davide. Per cui sarei ancora più soddisfatto se questo progetto potesse vedere ‘nuovi orizzonti’ e donare la serenità non solo alla nostra parrocchia, ma anche alla comunità brasiliana.

Tanto di cappello, dunque, ad iniziative del genere e un in bocca al lupo grande per Don Roberto che, con la dolcezza e la serenità nelle parole, segno tangibile della presenza di Dio nella sua vita, ci ha accordato questa piacevole intervista.

levanteonline