“Preti sposati”, la spinta dei gruppi di lavoro al SinodoMa c’è chi propone un Concilio perché tema non è solo amazzonico

“Preti sposati”, la spinta dei gruppi di lavoro al Sinodo

 (askanews) – La richiesta dell’ordinazione sacerdotale di uomini sposati che, con fede provata, curino con continuità la vita delle comunità cattoliche nella sconfinata Amazzonia, dove ci sono pochi sacerdoti, dove la ‘concorrenza’ degli evangelicals, e dove è diffusa l’istanza di un cattolicesimo che archivi definitivamente le tentazioni colonialiste del passato e accolga più pienamente la cultura indigena, trova ampio sostegno in seno al Sinodo sull’Amazzonia giunto oggi ad un momento di svolta (6-27 ottobre). All’assemblea voluta da Papa Francesco, infatti, i gruppi di lavoro hanno presentato le loro relazioni conclusive, che andranno ora discusse in plenaria e convergeranno poi nel documento finale che sarà votato il pomeriggio di sabato e sarà affidato al Pontefice per una sua decisione.

I temi affrontati sono i più disparati, dall’ecologia alla giustizia sociale, ma su questo tema dirimente ben dieci su dodici relazioni, pur con accenti diversi e in modo più o meno esplicito, menzionano l’ipotesi di introdurre nella vita della Chiesa amazzonica la possibilità che le funzioni presbiteriali non siano limitate ai celibi.

‘Alcuni padri sinodali’, si legge nella relazione del primo gruppo di lingua italiana (moderatore: mons. Flavio Giovenale), ‘chiedono che in comunità cristiane con un cammino di fede consolidato siano ordinate persone mature, rispettate e riconosciute, di preferenza indigene, celibi o con una famiglia costituita e stabile, a fine di assicurare i Sacramenti che garantiscono e sostengono la vita cristiana. Il Diritto Canonico permette che si richieda alla Santa Sede la dispensa dall’impedimento al Sacramento dell’Ordine di un uomo legittimamente e validamente coniugato (CIC 1047 paragrafo 2,3). Il Diaconato permanente, ristabilito dal Vaticano II, mostra che è possibile assumere con efficacia un impegno pastorale, sacramentale e familiare nella Chiesa. La maggior parte delle chiese di rito orientale che sono parte della Chiesa Cattolica conservano il clero sposato (PO 16). Questa proposta si fonda sulla sacra Scrittura, nelle lettere apostoliche (1 Tim 3:2-3,12; Tt 1:5-6). Altri padri sinodali considerano che la proposta concerne tutti i continenti, potrebbe ridurre il valore del celibato, o far perdere lo slancio missionario a servizio delle comunità più distanti. Ritengono che, in virtù del principio teologico di sinodalità, il tema dovrebbe essere sottoposto all’opinione di tutta la Chiesa e suggeriscono, pertanto, un Sinodo universale a riguardo’, ossia un Concilio. Il gruppo propone anche ‘che (a) si conferisca il ministero del lettorato e accolitato anche a donne, religiose o laiche, adeguatamente formate e preparate; (b) secondo il motu proprio di Papa Paulo VI Ministeria Quaedam, le Conferenze Episcopali dell’Amazzonia chiedano alla Santa Sede di creare un nuovo ministero istituito, di coordinatrici / coordinatori di comunità’.

Il secondo gruppo di lingua italiana (moderatore: il prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede Luis Ladaria Ferrer) rileva, in modo molto più sfumato, che ‘alcuni esprimono perplessità circa la mancanza di riflessione sulle cause che hanno portato alla proposta di superare in qualche forma il celibato sacerdotale come espresso dal Concilio Vaticano II (PO 16) e dal magistero successivo’. In questo contesto, peraltro, il circolo minore sottolinea che ‘ha tutto il suo valore il tema dell’inculturazione della fede ampiamente sviluppato nel nostro circolo. Proprio a partire da questo tema è stata presentata la proposta di un ‘Rito amazzonico”.

Il primo circolo in lingua portoghese (moderatore: mons. Jesus Cizaurre Berdonces) afferma che ‘oltre ai ministeri del lettore, dell’accolito, del diacono permanente, il ministero della Parola, il ministero del battesimo, tra gli altri, chiediamo al Santo Padre, che ammette per la Regione pan-amazzonica, uomini al ministero sacerdotale e donne del diaconato, preferibilmente indigeni, rispettati e riconosciuti dalla loro comunità, anche se hanno già una famiglia costituito e stabile, al fine di garantire i sacramenti che accompagnano e sostengono il Vita cristiana della comunità’.

Il secondo gruppo di lingua portoghese (moderatore: mons. Pedro Brito Guimaraes) usa il termine latino, ‘viri probati’, ossia uomini (sposati) di provata fede, per affermare che ‘è stata considerata necessaria per la Panamazzonia l’ordinazione di viri probati. Gli uomini sposati che sono candidati all’ordinazione dopo un fecondo diaconato devono rispondere seguenti criteri, tra gli altri: vita di preghiera e amore per la Parola di Dio e la Chiesa; vita Eucaristica che si riflette in una vita di donazione e servizio; esperienza comunitaria; spirito missionario. Nell’implementazione dell’ordinazione di viri probati presentiamo due percorsi per la regione panamazzonica : 1) Delegare alle Conferenze Episcopali presenti in Panamazonia l’attuazione di questo ministero 2) Affidare ai vescovi la conduzione dell’esperienza’.

Anche il terzo gruppo di lingua brasiliana (moderatore: mons. José B. Da Silva) afferma che ‘nella dimensione pastorale missionaria, sottolineiamo la necessità di conversione personale e pastorale, recuperare la centralità della Parola e dell’Eucaristia, approfondire il tema della ministerialità e le varie possibilità riguardanti diaconato, viri probati, donne, sacerdoti sposati, ruolo principale dei laici, in particolare delle donne. Sottolineiamo che è importante dare maggiore enfasi alla dimensione biblica, missionaria, pastorale e umana nella formazione di sacerdoti’.

Il quarto gruppo di lingua portoghese (moderatore: mons. Alberto Taveira Correra), ribadisce, da parte sua, ‘il valore del celibato e la necessità di un maggiore impegno nella cura pastorale. Consideriamo essenziale il potenziamento dei ministeri e delle istituzioni esistenti e l’istituzione di nuovi ministeri conformemente alle necessità. L’ascolto prima del Sinodo ha espresso il desiderio di conferire l’ordinazione ai viri probati, così come il ministero del diaconato per le donne. Questi due punti chiedere ulteriore maturazione e approfondimento’.

Il primo gruppo di lingua spagnola (moderaotre: card. Carlos Aguiar Retes), non menziona il tema, sottolineando invece la necessità che ‘la donna assuma responsabilità pastorale e di guida’ e propugnando un maggior impegno missionario per la vita consacrata nonostante il calo di vocazioni.

Il secondo gruppo di lingua spagnola (moderatore: mons. Edmundo Valenzuela Mellid), invece, scrive che nel discernimento bisogna ascoltare e ‘discernere la voce dello Spirito che ci invita ad accogliere il grido delle nostre comunità e a trovare il modo in cui si potrebbe dare una risposta corretta al modo in cui la vita sacramentale vincolata al guida della comunità da aprte dell’Ordine sacro fluisca nella crescita cristiana personale, comunitario e missionario del popolo di Dio della nostra Amazzonia. La proposta va verso la richiesta al Santo Padre di conferire il presbiterato agli uomini sposati per l’Amazzonia, in modo eccezionale, in circostanze specifiche e per alcune persone determinate, stabilendo chiaramente i motivi che lo giustificano. Non sarebbe in alcun modo di preti di seconda categoria. Si tratta di tenere in considerazione le molte voci che insistono perché questo tema sia deciso dall’Amazzonia nell’attuale assemblea sinodale. Altre voci invece, ritengono che questo tema andrebbe affrontto in una assemblea sinodale specifica’.

Il terzo gruppo di lingua spagnola (moderatore: mons. Jonny Reyes Sequera) constata che ‘molte delle comunità ecclesiali del territorio amazzonico hanno avuto enormi difficoltà ad accedere all’Eucaristia. Tuttavia, lo Spirito Santo continua agire in seno a queste comunità e distribuire doni e carismi, in modo tale che vi si incontrano uomini sposati di buona reputazione, responsabili, esempio di virtù, cittadini e buoni leader della comunità, che si sentono chiamati a servire il popolo di Dio come strumenti di santificazione del popolo di Dio. Sarà importante discernere, consultando il popolo di Dio e l’ordinario del luogo sulla convenienza di queste persone siano preparare adeguatamente e successivamente elette al servizio presbiterale. Non si tratta di a sacerdozio di terzo o quarto grado, né un semplice ricorso funzionale per la celebrazione dell’Eucaristia campana ma di vere vocazioni (chiamate) sacerdotali’.

Il quarto gruppo di lingua spagnola (moderatore: mons. Omar de Jesus Mejia Giraldo) parla dell’urgenza di attribuire a uomini e donne che abbiano ‘la maturità, la virtù e la formazione appropriata’ diversi servizi: ‘Diaconi permanenti, confessori, lettori, delegati alla parola, traduttori, catechisti, animatori di comunità, carità, ministri della comunità, esorcisti, narratori, persone che si curano degli altri, che in base ai contesti o ai bisogni sono richiesti di svolgere la funzione della missione. Facciamo una menzione speciale del riconoscimento delle donne e del loro servizio inestimabile. Ci sono esperienze di chiese ministeriali che sono e che potremmo valutare e imparare da loro, per vedere cosa possiamo fare in un modo possibile. In questo senso, affermando che il celibato è un dono per la Chiesa, si chiede che dalle comunità si promuova l’ordinazione sacerdotale di persone virtuose, presentati dalle loro stesse comunità e da loro rispettate’.

Il quinto circlo di lingua spagnola (moderatore: card. Oscar Rodriguez Maradiaga) non fa menzione del tema dell’ordinazione di uomii sposati.

L’ultimo gruppo di lingua inglese e francese (moderatore: card. Jean-CLaude Hollerich) registra, nella relazioni compilata in lingua spagnola, che c’è una ‘crisi’ di vocazioni e di conseguenza di comunità che non possono accedere regolarmente all’eucaristia, ma ‘in altri luoghi, come in Africa, il numero di sacerdoti non è mai stato sufficiente per offrire messa tutte le domeniche. La Parola di DIo è alimento come l’Eucaristia. La parola ‘sacerdote’ ha molti significati. Colui che offre il sacrificio non deve necessariamente essere il capo della comunità. Non deve necessariamente essere parroco. La storia e la teolgia hanno unito cose diverse: insegnare, santificare, governare… Dobbiamo accettare che le differenti situazioni richiedono differenti iniziative. Dio ci incontra nella vita reale’.

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