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“Posta”: con due postille su ciò che “è noto”

Ieri su “Repubblica” (p. 24) lettera del lettore Fabiano Bermudez: «È noto che la procedura di infrazione da parte dell’Europa (per) l’esenzione Imu agli enti non profit è stata sollecitata dai radicali italiani col preciso scopo di colpire i presunti privilegi della Chiesa, mettendo in crisi le sue opere assistenziali ed educative…» ma i fatti e le leggi vigenti dicono che «la Chiesa italiana non gode di nessun privilegio e finora ha usufruito delle stesse esenzioni di cui godono tutte le realtà non profit». È noto? Dovrebbe esserlo, secondo leggi e fatti, ma su quella pagina il “postino” Augias ha scritto cento volte, anche l’altro ieri, il contrario e non la prende in esame. La lettera scivola giù, nel mucchio delle altre, ovviamente senza replica: lui non saprebbe che dire. Già da oggi però – vedremo – via di nuovo col solito valzer, e ciò che «è noto» è recisamente negato. Seconda postilla. Sempre ieri, sempre “Repubblica”, stessa pagina 24, amarissima riflessione di Michele Serra sull’orrendo episodio di cronaca con la concorrenza di disperati in lotta fra loro, dopo il terribile incidente in cui in Calabria un camion con alcuni “schiavi” del lavoro nero è stato investito da un treno: «rissa tra titolari di pompe funebri». Degrado sociale e morale, uomini avidi solo di guadagno e di rapina persino sui cadaveri. Sconsolato, Serra, parla di «abbrutimento della bestia umana» e insiste: «siamo bestie… ogni tanto ci tocca ricordarlo…». Che dire? Anche qui: «È noto…». La fede ebraico-cristiana parla di una frattura che segna l’origine, che chiama “peccato originale”, ma con tutto il rispetto annuncia che la “bestia” umana può uscire dal suo stato abbrutito. Sant’Agostino e Pascal, per esempio, ci hanno ragionato molto: si potrà anche non disperare, vero?

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