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Periferie, orizzonte immancabile dello sguardo d’oggi

Cari Amici,
vorrei accennare al tema delle periferie urbane. L’avevo sfiorato anche nell’ultima newsletter, oggi però vorrei per un istante metterlo a fuoco per un tentativo che in questa settimana TV2000 ha avviato, e che – secondo me – non è stato sufficientemente valutato dai nostri telespettatori. Nella settimana uscente il programma era stato collocato il giovedì sera, in prima serata; nella prossima settimana (8-14 aprile) sarà anticipato il martedì sera, ma alle 22.40, ossia in seconda serata. Sono tentativi che si fanno per cercare di intercettare il maggior numero di interlocutori, tenendo anche conto − di volta in volta − della programmazione in atto in altri canali. Vorrei però spendere una parola su questo nuovo appuntamento, che non è spuntato a caso nel nostro palinsesto. L’attenzione che diamo alle persone durante il giorno, “Nel cuore dei giorni”, che è interesse per la vicenda vissuta, per le storie e il loro intreccio, diventa la sera problema sociale. Senza tuttavia mai tralasciare l’ottica umanistica che è il filtro stabile delle nostre telecamere. Delle periferie si parla abbastanza, ma quasi sempre in chiave pessimistica, se non denigratoria. Difficile trovare un ragionamento sui perché, e soprattutto quasi introvabile è lo sforzo per individuare germi di novità e di speranza. Ebbene, a noi è parso un dovere andare a rovistare nelle periferie intanto di sei grandi città italiane, mentre altre potrebbero poi seguirne qualora si verifichi un reale interesse del pubblico. Un interesse che tuttavia deve essere destinato ad aumentare, se vogliamo che il nostro sguardo sul mondo non sia unilaterale e velleitario. Il racconto che stiamo offrendo – mi sento di dirlo – è effettivamente qualcosa di nuovo, anche nel ritmo, anzi forse soprattutto a partire dal ritmo, desiderando trasmettere qualcosa della vita reale dei giovani che sul versante del fuori casa si va concretamente sfaldando. La puntata della settimana prossima si soffermerà su Bari, e sarà introdotta da una scheda di Raffaele Nigro, che aiuterà ad entrare nella psicologia di quella città, e sarà conclusa da un breve talk con alcuni protagonisti del programma che metteranno a fuoco le reali e specifiche criticità. Qualcuno potrebbe dire che il linguaggio di questi documentari è un tantino più sostenuto e dinamico del racconto a cui è abituato il telespettatore che ci segue durante il giorno. Ma a ciò rispondo che la cosa è del tutto voluta, perché una volta adottata l’angolatura dello sguardo, il ritmo del racconto deve per forza cambiare, perché un conto è parlarsi alle 10 del mattino o alle 17 del pomeriggio, e un’altra cosa è farlo dopo cena, a conclusione di giornata, quando l’incalzare del tono da una parte tiene desti, dall’altra introduce ancor meglio nella comprensione della vita reale, anche quella dura, o scomoda da vedere. Mi colpiva, ascoltando un discorso di Papa Francesco la settimana scorsa, dove nello spazio di due cartelle, menzionava cinque volte la parola periferie. Perché mai tanta insistenza, ci chiedevamo in redazione? Fissazione o realismo? Siamo fortemente indotti a pensare che si tratti della seconda ipotesi. Nelle periferie delle città vivono non solo milioni di persone, ma si sperimentano oggi, a differenza di ieri, quando tutti eravamo in corsa per un nuovo borghesismo, i modelli che presto – volenti o nolenti – si imporranno a livello generale. Occhio al nuovo insomma, e buona visione.

Dino Boffo – Tv2000