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Perché i cattolici possono difendere la legge 40

In un precedente articolo ho mostrato le ragioni per le quali molti cattolici hanno difeso e difendono la legge 40, pur non essendo una legge pienamente corrispondente all’insegnamento del magistero cattolico in tema di fecondazione artificiale. Senza ripetere le argomentazioni già espresse, voglio ricordare che si tratta di una legge che salva in buona parte valori fondamentali, quali la vita umana nel suo stadio iniziale e il legame familiare come base essenziale per la nascita dei figli. Bisogna ricordare inoltre che la legge 40 ha chiuso l’epoca del cosiddetto far west della provetta, quindi le sue disposizioni vanno nella direzione di un servizio al bene comune.
  È una legge che va difesa contro i continui attacchi che vengono da quanti (associazioni radicali, gruppi di interesse e alcuni magistrati), violando le regole della democrazia, non si rassegnano di fronte alle norme della legge.
 

E
siste però anche un altro fronte di riflessione relativo alla legge 40. Si tratta di quello proposto da persone
credenti che, in forza di una
 Di fronte alle critiche di chi pensa che la regolamentazione della fecondazione assistita vada rifiutata in blocco perché non conforme al magistero, se ne sottolineano i valori positivi, primo fra tutti la salvaguardia della vita e dei diritti del figlio

 interpretazione letterale dei documenti del magistero, vorrebbero dimenticare anche gli elementi positivi contenuti nelle legge 40, nella legge sull’aborto e nella legge in arrivo sul testamento biologico. Il loro ragionamento è semplice: dato che queste leggi non corrispondono alla dottrina cattolica, esse vanno rifiutate in blocco e bisogna fare una battaglia politica e sociale per eliminarle o cambiarle in senso cristiano.
  Indipendentemente dalla fattibilità politica di questo progetto, se si assumesse esclusivamente questo criterio di giudizio la mia valutazione parzialmente positiva della legge 40 andrebbe considerata come una forma di debolezza o di ingenuità e, al limite, di tradimento dei valori cristiani. Le cose però stanno diversamente. Il punto è che

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Biopolitica oggi a Benevento

 «Le nuove sfide della biopolitica» è il tema dell’incontro di Cives-Labora­torio di formazione al bene comune, organizzato oggi alle 17 a Benevento. Relatore sarà il portavoce di Scienza & Vita Domenico Delle Foglie. Gli in­contri sono organizzati dalla diocesi campana, dall’Università Cattolica e dal Centro culturale Raffaele Calabria.
la Chiesa per esprimere le sue valutazioni non assume solo il criterio della perfetta corrispondenza delle leggi alla sua dottrina, ma valuta anche se in una legge sono difesi, in tutto o in parte, alcuni valori essenziali del suo insegnamento.
 

È
ciò che è avvenuto nei confronti della legge 40, difesa da numerosi cattolici proprio perché ha introdotto il principio della difesa della vita e dei diritti del figlio e non solo delle esigenze dei genitori; e perché ha vietato la fecondazione eterologa che avrebbe violato gravemente il diritto dei figli a nascere in una famiglia. Anche il magistero papale si rivolge agli «uomini di buona volontà». Cosa significa il fatto di indirizzarsi a persone che non
appartengono alla comunità dei credenti? Questo appello esprime che, da parte della Chiesa, si vuole costruire un rapporto di collaborazione con quanti sono disponibili a fare un tratto di cammino comune con i credenti. Per scendere al concreto in relazione al caso della fecondazione artificiale, ciò vuol dire che possiamo e dobbiamo apprezzare il lavoro di quei ricercatori che, pur non condividendo o non conoscendo integralmente la dottrina cattolica, lavorano a servizio della vita portando avanti ricerche tendenti a salvaguardare la vita degli embrioni.
 

A
questo proposito ricordo quanto siano diventate importanti le ricerche sulla riprogrammazione delle cellule staminali adulte, che ritornano allo stadio quasi embrionale, e le ricerche sulla vitrificazione degli ovuli, che permettono di non congelare embrioni e di studiare buona parte delle eventuali anomalie genetiche senza ricorrere alla diagnosi preimpianto sugli embrioni stessi. Non valutare positivamente simili ricerche che danno un sostegno scientifico all’insegnamento cattolico sul valore della vita non risponderebbe all’invito dell’apostolo Paolo di valutare ogni cosa e di tenere ciò che è buono.
(di Michele Aramini – avvenire 18/2/2010)