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Per gli organismi ecclesiali a dimensione europea, è questo il tempo per rendere più solide le radici dell’Unione, intensificando la collaborazione

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Questa fase di iniziale uscita dall’epidemia da coronavirus ha visto la COMECE (Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea) al centro di una serie di iniziative che segnano, insieme alla conferma di una linea di attenzione costante all’evoluzione dell’UE, il rafforzamento di una serie di rapporti con altre istituzioni che vanno nella direzione di un collegamento stabile e da uno stile di lavoro in rete.

Prima che dalle parole e dai documenti, dalla serie di iniziative traspare il messaggio di fondo che essa vuole mandare alle istituzioni della Unione Europea, ma anche alle conferenze episcopali nazionali e alle rispettive comunità ecclesiali.

E il messaggio che ne risulta è la richiesta di una maggiore cooperazione tra i Paesi dell’Unione come condizione per uscire dalla fase di crisi nella quale tutti siamo entrati.

In questa fase, tutte le criticità che accompagnano da anni il cammino europeo si sono come addensate determinando una situazione nuova che impone nuove scelte. L’epidemia ha fatto capire che uscirne veramente richiede una rimodulazione di tutte le questioni e dei tradizionali approcci. Per questa ragione ad emergere con maggiore chiarezza è la scarsa e instabile coesione che caratterizza in misura variabile i Paesi membri dell’Unione.

Le Chiese cristiane e l’Unione

Un incontro delle Presidenze della COMECE e della CCEE (Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee) ha segnato la ripresa di rapporti, mai interrotti, nella prospettiva di una nuova stagione.

L’occasione era duplice: la valutazione dell’esperienza delle Chiese nel tempo dell’epidemia e la predisposizione di una serie di attività comuni da mettere in cantiere. Ne è risultata una visione condivisa delle fatiche e delle promesse che vengono fuori da questa fase particolare di storia europea e mondiale, tra le quali possono essere richiamati l’allentamento del rapporto con la Chiesa della fascia più anziana della popolazione, l’esperienza rinnovata dell’unità delle famiglie e della fede vissuta spesso anche nella preghiera domestica, la crescita di un senso di solidarietà che ha aperto il cuore e le mani ai più bisognosi nei territori, tornati a un senso nuovo di appartenenza e di protagonismo.

Nella differenza delle forme di rapporto istituzionale, nei vari Paesi si è lamentato lo scarso riconoscimento della libertà della Chiesa e dell’esercizio del culto. In questo senso, il recente ritorno di attenzione al tema della libertà religiosa nell’Unione Europea va salutato positivamente.

Nel quadro di questi rapporti si segnala l’iniziativa spontanea di un’alleanza tra organismi internazionali denominata Elsi’A (Alleanza Enciclica Laudato si’), il cui interesse dominante è costituito dalla “cura della casa comune” e alla quale guardano anche le due istituzioni episcopali europee, e in modo particolare la COMECE.

Più di recente la COMECE si è fatta promotrice di un passo avanti nel dialogo con l’UE incontrando insieme alla CEC (Conferenza delle Chiese Europee) la Presidenza tedesca dell’Unione che è appena entrata nel semestre di competenza.

L’occasione è particolarmente propizia per sollecitare a rinnovare l’impegno per il progetto europeo e i suoi valori fondanti al fine di rendere l’Europa più giusta, equa e sostenibile. Presentando un documento comune, l’iniziativa ecumenica ha ricordato quanto sia vitale l’apporto delle Chiese e delle comunità religiose per un progetto europeo che abbia un’anima ideale e valoriale.

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COMECE: stimolare le Chiese cattoliche dell’UE

L’iniziativa più recente della Presidenza della COMECE riguarda l’invito rivolto ai presidenti e ai segretari generali delle conferenza episcopali dei Paesi dell’Unione per un incontro congiunto a fine settembre. L’incontro ha lo scopo di valutare la situazione che si è determinata a seguito della pandemia da Covid-19 e la «possibilità di un’azione comune della Chiesa in Europa per affrontare tale situazione, per aiutarci a vicenda, dando un segnale di unità e solidarietà, e per inviare un messaggio forte».

Si conferma così, attraverso lo sviluppo di un’azione propriamente ecclesiale, la volontà di stimolare uno stile e far giungere una sollecitazione che dica quanto sia indispensabile ai Paesi dell’Unione lavorare insieme per il bene di ciascuno di loro e di tutti insieme, senza dimenticare il ruolo delicato che la storia le affida in questa fase della sua storia.

Sono, questi, motivi presenti anche nella presa di posizione della Commissione per gli affari sociali della COMECE in occasione della presentazione del Piano di rilancio della Commissione Europea.

Legami solidali nell’UE

Sebbene in ritardo nel raccogliere il bisogno di aiuto dei Paesi più colpiti dall’epidemia, l’Unione sembra aver trovato la lucidità e la volontà di intervenire. Ora si richiede più che mai di agire insieme. Come dice il titolo del documento: “Nessuno può salvarsi da solo!”.

E infatti ciò che alla fine emerge prepotente è la consapevolezza che la necessità di dare risposta ad una urgenza improvvisa e drammatica, ripropone in modo nuovo la questione di fondo che riguarda, più che la sopravvivenza dell’Unione Europea, la sua capacità di darsi una forma compiuta di unione che non sia solo economica, ma anche politica, sociale e culturale.

Finché la coscienza e le occasioni per sentirsi richiamati a tale compito non mancheranno, si potrà rimanere fiduciosi; il dramma sarà quando verranno a mancare.

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