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Pastorale «digitale», appuntamento con il futuro

DI GRAZIELLA MELINA  – avvenire

Internet «non è un ‘non luogo’, bensì luogo di relazione, seppur parziale, completata nel reale». Quindi «dobbiamo abitarlo e far sì che la nostra abitazione diventi significativa: come veri esploratori attrezzati con gli strumenti adatti, dobbiamo spingerci nella fitta rete di relazioni che il Web dà la possibilità di creare». Per monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano, la rete va appunto «abitata, testimoniando intenzionalmente il messaggio del Vangelo per creare relazioni che continuino e si completino nel quotidiano, l’unico luogo dove si può ricevere e coltivare la grazia della fede». L’ha ribadito ieri sera al Seminario Romano Maggiore durante il convegno «Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola», promosso da Diocesi di Roma, Paoline, Università Lateranense, Cei, Azione cattolica di Roma, Avvenire, l’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) del Lazio e il Pontificio istituto pastorale «Redemptor hominis» in vista della 44ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di domenica. «Dobbiamo imparare a usare i linguaggi della comunicazione crossmediale non semplicemente adattando il messaggio ma mettendo il ‘vino nuovo in otri nuovi’», ha detto Semeraro. Perché «un discorso che puzza di sagrestia, che sa di ‘ecclesialese’, viene fiutato lontano un miglio ed evitato accuratamente. Il vino nuovo è quel messaggio che tutti cercano, è Cristo nell’oggi, è quel bisogno di salvezza che Internet non dona: è l’anima che Internet non ha». «Noi oggi ci occupiamo della rete sapendo che ciò che è necessario emerga dalla rete è il cuore», ma anche coscienti che dal mondo digitale «possiamo trarre l’occasione di incontri personali che possono condurre al dono della fede», ha detto don Dario Viganò, preside del «Redemptor hominis», introducendo i lavori alla Lateranense. Un’occasione – come ha sottolineato Angelo Zema, incaricato dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali – «per nuove iniziative da progettare come risposta alle sollecitazioni che il Santo Padre ci ha dato nel suo messaggio per la Giornata». E in effetti, che il mondo digitale sia una «straordinaria opportunità» per la comunità cristiana lo ha rimarcato anche monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Cei per le Comunicazioni sociali. «Le protesi tecnologiche – ha però avvertito – non sostituiscono l’attitudine umana. La dinamica digitale aiuta moltissimo a vivere la relazione di rapporto con gli altri». Nella rete «è possibile che si possa riattivare un cammino di ricerca che risvegli domande essenziali sulla vita». Ed è inoltre un luogo dove è possibile avere «stimoli culturali» e «sviluppare dibattiti su Gesù». Di qui la sfida per il prete, che è chiamato «a mettersi in discussione e a trovare un possibile confronto». In questa nuova dimensione relazionale, ha spiegato Angelo Romeo, sociologo dell’Università Lumsa e di Roma Tre, «c’è in fondo un continuum tra virtuale e reale. L’obiettivo, non solo dei sociologi, è di stimolare un’educazione ai nuovi media, consapevoli dei vantaggi e dei rischi che la rete porta con sé». Nel corso dell’incontro è intervenuto anche don Paolo Padrini, della diocesi di Tortona, che ha avviato l’esperienza dei Breviari per iPhone e di Praybook: «Visto che il breviario è nato come strumento di comodità per pregare con comodità – ha spiegato – l’ho costruito in una prospettiva di mobilità». Di questa applicazione sono state scaricate più di 100mila copie. Durante il convegno è stato consegnato a padre Raniero Cantalamessa il premio «Paoline Comunicazione e cultura» 2010.