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PASQUETTA FUORI PORTA: NELLO STIVALE OGNI CITTÀ È UN «MUSEO DIFFUSO»

di Philippe Daverio – avvenire 4/4/2010

Pasquetta fuori porta. Un classico. Quindi non rinchiudersi nelle sale d’un museo cittadino è assolutamente legittimo. È forse il giorno ideale per scoprire che esistono luoghi altamente evocativi nei quali la visita ad un capolavoro consente un’esperienza intensa quanto poco impegnativa. È raro che le opere d’arte siano ancora nei luoghi per i quali furono create. Succede spesso nei luoghi di culto, nelle chiese in particolare. Ed eccovi quindi in viaggio. Nel Veneto in questi giorni ci sono tre mostre assai fondamentali per la storia del Rinascimento, Jacopo a Bassano, Cima a Conegliano, Giorgione a Castelfranco, con code garantite, se avete pazienza… Se di pazienza ne avete meno, entrate nel duomo di Castelfranco e troverete la Pala del Giorgione esattamente nello stesso posto dal 1503. Fu rubata nel 1972 probabilmente da quelli della banda del Brenta per un riscatto; ma poi fu restaurata e rimessa lì nel 2006, perfettamente restituita al suo splendore d’origine da un eccellente restauro. Una Madonna dolce, agreste e misteriosa con un Bambin Gesù che se la dorme tranquillo, sullo sfondo un castello in costruzione e davanti un san Nicasio in armatura che fa da contraltare a un san Francesco che a sua volta si trova sotto a un paesaggio con due soldatini. Il capolavoro rasserenante dipinto per un padre che aveva perso il figlio in guerra. Tuttora una meditazione della serenità. Offrite alla vostra anima pasquale la sua dose di tranquillità e tornate nella vita quotidiana. Operazione analoga la potete compiere dall’altro capo dello Stivale, a Galatina in provincia di Lecce, nella chiesa dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, da sempre sotto tutela dei francescani. Fu voluta da una signora del XIV secolo d’origine francese, Maria d’Enghien ch’era andata in sposa a Ladislao di Durazzo, il quale era morto. Vi si ritrova tutta l’avventura del Mediterraneo degli anni in cui i francesi andavano alla ricerca di glorie e di feudi al sole fra Marsiglia e la Terra Santa e quando i francescani erano l’unico ordine religioso tollerato dall’islam a Gerusalemme. Il gotico è quello globale della monarchia angioina, gli affreschi costituiscono un ciclo formidabile di documentazione della fede e dell’immaginario d’un mondo di cavalieri che questo immaginario se l’era formato nelle nebbie dell’Europa nordica, dalla Genesi all’Apocalisse. A 7 secoli di distanza il documento è un viaggio e vale un viaggio. A metà strada, centro Italia, Sansepolcro, museo della città. Attenzione! Potreste anche non guardare il museo (sarebbe gran peccato) e dirigervi direttamente nella sala dell’assemblea quattrocentesca, quella di quando il palazzo era Palazzo Pubblico, per trovarvi non l’opera messa nel museo ma quella che giustifica il museo stesso perché sulla quella parete è nato, fra quelle due porte dove tuttora si conserva, quell’affresco che lo scrittore inglese Aldous Huxley aveva definito la più bella pittura del mondo, il che servì forse a salvare la città dal bombardamento quando gli Alleati stavano risalendo l’Adriatico nella seconda guerra mondiale. Si tratta della Risurrezione di Cristo. Andarlo a contemplare è quasi evidente a Pasqua. Ma la sorpresa rimane ogni volta intatta. E l’elenco si ferma qui solo perché le pagine del giornale hanno un limite tecnico. Ma la vostra curiosità certamente questo limite non lo ha. La Penisola e le isole sono piene di opportunità analoghe. È qui la caratteristica specifica della potente eredità che il passato ha regalato all’Italia, quel patrimonio che si chiama museo diffuso e che è l’ossatura della nostra identità. Godersela è facile, perché l’accesso è naturale e c’è sempre un bar vicino. Godersela per conoscerla; conoscerla per preservarla e trasmetterla agli altri che festeggeranno le Pasquette nei secoli a venire. Solo a Milano si polemizza perché l’Ultima Cena rischiava di rimanere chiusa a Pasqua per motivi sindacali.