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PASQUA. Via Crucis, testi di giovani libanesi

Saranno «due giovani libanesi» a preparare, «sotto la guida» del patriarca maronita Béchara Raï, a preparare i testi per la tradizionale Via Crucis presieduta dal Papa al Colosseo del prossimo Venerdì Santo, che quest’anno cade il 29 marzo. La notizia è stata ufficializzata ieri dalla Sala Stampa della Santa Sede con un comunicato dove si spiega che Benedetto XVI ha compiuto questa scelta «memore del recente viaggio in Libano e per invitare tutta la Chiesa a tener presente nella preghiera il Medio Oriente, i suoi problemi e le comunità cristiane in quelle terre». I testi, specifica la nota vaticana, «seguiranno lo schema tradizionale delle 14 Stazioni».

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La tradizione di assegnare le meditazioni della Via Crucis a personalità è stata introdotta da Giovanni Paolo II nel 1985. Il primo a ricevere questo tipo di incarico fu lo scrittore cattolico Italo Alighiero Chiusano, seguito l’anno dopo dal francese André Frossard. Successivamente sono stati chiamati a redigere i testi, ecclesiastici come il cardinale Miguel Obando Bravo (1986), il patriarca di Gerusalemme Michel Sabbah (1990), l’arcivescovo di Praga Miloslav Vlk (1992), il cardinale di Sarajevo Vinko Puljic nel 1996. Teologi come Hans Urs von Balthasar nel 1988, religiosi come i serviti Ignacio M. Calabuig e Silvano Maggiani, ma anche religiose come l’abbadessa Anna Maria Canopi. Con papa Wojtyla l’incarico di scrivere le meditazioni alla Via Crucis, oltre a che ad altri laici come il poeta Mario Luzi nel 1999 e a un gruppo di vaticanisti nel 2002, è stato affidato anche a non cattolici come il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I nel 1994, la monaca protestante Minke de Vries nel 1995, il catolicos armeno Karekim I nel 1997 e il teologo ortodosso Olivier Clément nel 1998. Nel 2005 fu l’allora cardinale Joseph Ratzinger a scrivere i testi, che rimangono nella storia per l’accorata denuncia su: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!»

Con Benedetto XVI sono stati chiamati a comporre le meditazioni i cardinali Joseph Zen (2008) e Camillo Ruini (2010), gli ecclesiastici (poi creati cardinali) Angelo Comastri (2006) e Gianfranco Ravasi (2007), l’arcivescovo indiano Thomas Menamparampil (2009), la monaca di clausura Maria Rita Piccione, preside dei monasteri agostiniani d’Italia (2011), e, lo scorso anno, i coniugi focolarini Danilo e Anna Maria Zanzucchi.
Il pio esercizio della Via Crucis, nel senso attuale del termine, risale al Medioevo inoltrato. Mentre le quattordici stazioni classiche risalgono alla prima metà del XVII secolo. Nella Via Crucis al Colosseo del 1991 alcune stazioni “tradizionali” della Via Crucis, prive di un preciso riferimento biblico, (come le tre cadute del Signore, l’incontro di Gesù con la Madre e con la Veronica), vennero sostituite da altre con base scritturistica (come l’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi, l’iniquo giudizio di Pilato, la promessa del paradiso al Buon Ladrone, la presenza della Madre e del discepolo presso la Croce). Fino al 2009 la Via Crucis “biblica” è stata usata più volte (nel 1992, 1994, 1995, 1997, 2002, 2004, 2007, 2008 e 2009), alternandola a quella “classica” (adottata nel 1993, 1996, 1998, 1999, 2000, 2001, 2003, 2005, 2006). Dal 2010, quest’anno compreso, è stata sempre usata la Via Crucis tradizionale.​

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