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Papa Francesco: sacerdoti cerchino i bisognosi, non i poteri del mondo

Abbiate un cuore aperto, uscite dai voi stessi, rifuggite dai poteri del mondo. Sono le esortazioni che Papa Francesco ha rivolto a sacerdoti e religiosi polacchi, durante la Messa di stamani nel Santuario di San Giovanni Paolo II. Dal Papa l’esortazione lasciarsi trasformare dalla misericordia per “continuare a scrivere il suo Vangelo di amore”. Da parte sua, il cardinale Stanislaw Dziwisz ha ringraziato Francesco per questa visita che rinforza la Chiesa polacca “nella vocazione e nella prontezza a proseguire” il proprio servizio. Da Cracovia, il nostro inviato Alessandro Gisotti da radio Vaticana

Gesù desidera che “la Chiesa sia in uscita, vada nel mondo”. Nel Santuario di San Giovanni Paolo II, che ha portato il Vangelo in ogni angolo della Terra, Francesco esorta i sacerdoti e i religiosi della Polonia, almeno duemila presenti, a seguire l’esempio di Karol Wojtyla di “aprire le porte” a Cristo per vincere la tentazione di “rimanere un po’ rinchiusi, per timore o per comodità”. La Messa è stata vissuta con grande intensità spirituale, accanto all’altare anche una reliquia del Santo Papa polacco, sullo sfondo i meravigliosi mosaici opera di padre Rupnik.

I sacerdoti rinuncino alle proprie sicurezze, siano saldi in Gesù
Nell’omelia, Francesco traccia una sorta di profilo del buon pastore, quasi una guida per i sacerdoti e pone come primo punto proprio l’“uscire da se stessi”:

“E’ un viaggio senza biglietto di ritorno. Si tratta di compiere un esodo dal nostro io, di perdere la vita per Lui, seguendo la via del dono di sé. D’altra parte, Gesù non ama le strade percorse a metà, le porte lasciate socchiuse, le vite a doppio binario. Chiede di mettersi in cammino leggeri, di uscire rinunciando alle proprie sicurezze, saldi solo in Lui”.

La vita dei discepoli di Gesù, riprende, deve essere fatta di “amore concreto, cioè di servizio e disponibilità”. E’ una vita, ammonisce, “dove non esistono spazi chiusi e proprietà private per i propri comodi”.

Fuggire dalle situazioni appaganti e dai piedistalli del potere
La casa dove abita, sottolinea, “non gli appartiene, perché la Chiesa e il mondo sono i luoghi aperti della sua missione. Il suo tesoro è porre il Signore in mezzoalla vita, senza ricercare altro per sé”:

“Fugge così le situazioni appaganti che lo metterebbero al centro, non si erge sui traballanti piedistalli dei poteri del mondo e non si adagia nelle comodità che infiacchiscono l’evangelizzazione; non spreca tempo a progettare un futuro sicuro e ben retribuito, per non rischiare di diventare isolato e cupo, rinchiuso nelle pareti anguste di un egoismo senza speranza e senza gioia”.

“Contento nel Signore – esorta Francesco – non si accontenta di una vita mediocre, ma brucia del desiderio di testimoniare e di raggiungere gli altri”. Un sacerdote così, dunque, “ama rischiare ed esce, non costretto da percorsi già tracciati, ma aperto e fedele alle rotte indicate dallo Spirito: contrario al vivacchiare, si rallegra di evangelizzare”.

Si sofferma dunque sulla figura di San Tommaso che, dice, “ci porta più vicino a Dio, perché Dio non si nasconde a chi lo cerca”. Per noi discepoli, soggiunge, “è tanto importante mettere la nostra umanità a contatto con la carne del Signore”. Gesù, come disse a santa Faustina, prosegue, “è contento che gli parliamo di tutto, non si stanca delle nostre vite che già conosce, attende la nostra condivisione”.

Gesù cerca cuori aperti verso i deboli e i lontani
Il cuore di Gesù, ribadisce il Papa, “è conquistato dall’apertura sincera, da cuori che sanno riconoscere e piangere le proprie debolezze, fiduciosi che proprio lì agirà la divina misericordia”:

“Gesù cerca cuori aperti e teneri verso i deboli, mai duri; cuori docili e trasparenti, che non dissimulano di fronte a chi ha il compito nella Chiesa di orientare il cammino. Il discepolo non esita a porsi domande, ha il coraggio di abitare il dubbio e di portarlo al Signore, ai formatori e ai superiori, senza calcoli e reticenze”.

E mette in guardia dalla “doppiezza negli atteggiamenti e nella vita” dei consacrati. Ancora, esorta i membri del clero a leggere e rileggere il Vangelo come “un libro vivente della misericordia di Dio”. E a chiedersi come siano le pagine del libro della loro vita.

Il Signore ci rinnova entrando nel nostro cuore con la misericordia
In questo compito, è stato il suo incoraggiamento, ci aiuti la Madre di Dio che ha “pienamente accolto la Parola di Dio nella vita” così da “prenderci cura concretamente delle piaghe di Gesù nei nostri fratelli e sorelle che sono nel bisogno, dei vicini come dei lontani, dell’ammalato come del migrante, perché servendo chi soffre si onora la carne di Cristo”:

“Ravviviamo oggi, con gratitudine, la memoria della sua chiamata, più forte di ogni resistenza e fatica. Continuando la Celebrazione eucaristica, centro della nostra vita, ringraziamo il Signore, perché è entrato nelle nostre porte chiuse con la sua misericordia; perché, come Tommaso, ci ha chiamato per nome; perché ci dà la grazia di continuare a scrivere il suo Vangelo di amore”.