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Onu, primo trattato sul controllo delle armi

L’Assemblea generale dell’Onu ha approvato lo storico trattato per il controllo delle armi convenzionali, al termine di un negoziato durato dieci anni e di un dibattito nel quale negli ultimi mesi ha pesato il quadro del conflitto siriano. Damasco, infatti, è stata tra le 23 capitali che si sono astenute nel voto che mette mano a un traffico del valore di 70 miliardi di dollari. A fianco della Siria si è astenuta Mosca, alleato storico di Damasco ed entrambi hanno motivato la propria posizione affermando che il trattato non proibisce la fornitura di armi alle entità non statuali, che nel caso del conflitto nel Paese mediorientale sono quelle che si oppongono al regime di Bashar Assad.

Il Trattato approvato al Palazzo di Vetro con 154 voti vieta agli Stati di esportare armi convenzionali in violazione di embarghi oppure di commerciare in armi utilizzate per commettere genocidi, crimini contro
l’umanità e di atti di terrorismo. Inoltre, gli Stati chiamati a ratificarlo dovranno adottare norme che impediscano a queste armi di arrivare al mercato nero. Le diplomazie hanno lavorato lungamente al Trattato, che lo scorso anno non fu approvato per la responsabilità di Stati Uniti, Russia e Cina, mentre la scorsa settimana si erano opposti alla bozza, oltre a Damasco, Iran e Corea del Nord, anch’essa impegnata in un braccio di ferro con la comunità internazionale dopo aver dichiarato lo stato di guerra con Seul e Washington. Quest’ultima, invece, dovrà vedersela con la National Rifle Association, la lobby di produttori d’armi già nel mirino dell’amministrazione Obama dopo l’eccidio di Newtown e oggi decisa a contrastare sia le proposte di legge democratiche sul controllo delle armi dentro il Paese sia il Trattato appena approvato all’Onu.

avvenire.it