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Con le voci del coro Arsys Bourgogne tutto il mondo accorre a Betlemme

Il coro Arsys Bourgogne è solito frequentare i più grandi capolavori della musica sacra del passato, e si sente; lo si avverte dalla cura dedicata alla chiarezza estrema nel gestire le linee dei differenti piani vocali e dalla particolare attenzione al senso e al colore di ogni singola parola, che non vengono mai meno neppure quando sui leggii finiscono i più disparati canti per il tempo del Natale come quelli raccolti nel progetto discografico intitolato Chants de Noël du monde (cd pubblicato da Naïve e distribuito da Self).
“Coro a geometria variabile” si definisce il gruppo francese, il cui organico varia dai 4 ai 32 elementi e il cui repertorio copre oltre sei secoli di storia della musica, dall’eta medievale e rinascimentale all’epoca romantica per arrivare ai giorni nostri: da Josquin Desprez e Orlando di Lasso a Claudio Monteverdi, da Händel e Bach a Haydn e Mozart, da Brahms e Mahler a Schönberg e ai maestri della contemporaneità.
Questo è il terreno di gioco sopra cui l’Arsys Bourgogne si cimenta regolarmente sin dall’anno della sua fondazione (1999) ed è questo il punto di partenza ideale da cui si muove per addentrarsi nel clima di poesia, gioia e raccoglimento racchiuso in questi canti natalizi in lingua francese, inglese, tedesca, italiana, spagnola, brasiliana e latina provenienti da ogni parte del mondo, che testimoniano – nella diversità – la ricchezza di una tradizione musicale che cambia via via tessuto armonico e taglia espressiva, ma mantiene sempre inalterata la propria foggia artistica e culturale.
Composizioni e rielaborazioni scritte da grandi autori della scuola classica (come In dulci jubilo di Michael Praetorius o Weihnachten di Felix Mendelssohn), brani come la ipnotica Ninna-nanna a Gesù Bambino di Lavinio Virgili o il celebre spiritual Go, Tell It on the Mountain, insieme con gli immancabili Jingle Bells, White Christmas, Silent Night o Santa Claus is Comin’ to Town rappresentano un repertorio vario ed eterogeneo che l’ensemble corale diretto da Pierre Cao eleva a dignità d’arte assoluta, rivestendolo di arrangiamenti contraddistinti da un’impronta raffinata e “aristocratica”, maggiormente incline all’ambiente colto della sala da concerto piuttosto che a quello della festa popolare.

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