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OLTRE IL RITO DEGLI ESAMI SCOLASTICI

Una maturità orfana di due «fondamentali»

ROBERTO TIMOSSI C ome tutti gli anni di questo periodo abbiamo assistito al consueto rito del cosiddetto ‘esame di maturità’. Ma nei tanti articoli di giornale, nelle interviste o nei servizi televisivi, nelle tracce e soluzioni pubblicate sui siti internet raramente si trova una riflessione profonda su che cosa nell’epoca contemporanea renda davvero ‘maturo’ e quindi ‘adulto’ uno studente alla fine del ciclo di studi superiori. Se si assumono le definizioni dei dizionari della lingua italiana, la maturità va intesa come il conseguimento da parte di un individuo della pienezza delle proprie capacità intellettuali e morali, quindi della piena autonomia di giudizio critico, di chiaro senso etico e di una buona stabilità psicologica. È questa una rappresentazione sicuramente condivisibile dell’idea di ‘maturità’, che tuttavia non può soddisfarci completamente perché per diventare persone davvero mature occorre la presenza di altri due fattori determinanti: la comprensione della realtà del mondo in cui si vive e la consapevolezza del problema del significato dell’esistenza umana. Rispetto a questi due ultimi fattori, pare evidente da un lato come le caratteristiche prevalenti del nostro tempo siano quelle di una società planetaria uniformata dal primato della scienza moderna e dalla tecnologia al punto che, per portare due esempi banali, i giovani di qualsiasi latitudine accedono agli stessi siti internet e si cimentano negli stessi passatempi o negli stessi giochi elettronici. Dal lato della questione dei valori o degli scopi esistenziali, invece, assistiamo a una vasta crisi di identità, a una diaspora dei fondamenti culturali a cui pongono a stento un argine le diverse confessioni religiose, fino al diffondersi di una sorta di indifferenza pratica, per cui non conta quello che si è come persona, ma ciò che porta al successo o che si riesce concretamente a possedere. Se facciamo un’analisi di come si sono svolte nell’ultimo decennio le prove della nostra maturità e di come si stanno svolgendo anche nel 2010, non vediamo messi al centro della valutazione dei ‘maturandi’ i temi della consapevolezza critica della portata e dei limiti della scienza e delle sue applicazioni tecnologiche. E ancor meno cogliamo un tentativo di aiutare i giovani a confrontarsi con gli interrogativi sul senso dell’esistere e su almeno un abbozzo di progetto che dovrebbe stare alla base di ogni singola esistenza di persona matura. Sotto questo profilo, i programmi scolastici ministeriali e la didattica delle nostre scuole purtroppo non aiutano, vista anche l’assenza di insegnamenti di storia della scienza e della tecnologia. Inoltre, il modo spesso affrettato con cui si insegna la filosofia raramente fa penetrare qualcosa degli autentici problemi filosofici nell’animo dello studente, mentre tacciamo – per decoro – sul ruolo del tutto marginale a cui si tende a relegare la formazione in tema di cultura e sensibilità religiosa.

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