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Nuovo Cd della Cappella Sistina per l’Anno della Misericordia

Un’opera monografica su Giovanni Pierluigi da Palestrina, che musicalmente esalti l’Anno straordinario della misericordia che stiamo vivendo. Si intitola “Missa Papae Marcelli–Mottets” ed è l’ultimo CD della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” edito da Deutsche Grammophon, presentato oggi in Sala Stampa vaticana. I fondi raccolti, come nei precedenti progetti con l’etichetta tedesca, saranno destinati alle opere di carità del Papa.

La Missa Papae Marcelli è la prima composizione a sei voci del ‘500 italiano dedicata esplicitamente ad un Papa, raffinata e sublime, con profonde ragioni spirituali che racchiudono ciò che la Chiesa stessa voleva e che la Cappella Pontificia esprime tutt’oggi. Mons. Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia:

“Con questa Messa il principe della polifonia romana ha cercato, riuscendovi, di rispondere a quanto il Concilio di Trento chiedeva alla musica liturgica, cioè l’intellegibilità del testo unita alla qualità della musica”.

Palestrina realizzò ciò che il Papa voleva: musica che fosse veicolo di bellezza, elevazione dell’animo a Dio senza autoreferenzialità, ma musica capace anche di altro:

“Evangelizzare, cioè annunciare la buona novella anche attraverso la bellezza, che è via a Dio ed invitare alla ricerca di Dio, il quaerere Deum, che è sottesa all’arte, alla musica sacra. Tutto ciò vuole esprimere quella Chiesa in uscita, di cui ci parla Papa Francesco, una Chiesa che non ha paura di parlare il linguaggio dell’uomo e dei suoi bisogni di cui la musica è espressione alta ed universale”.

Questa sfida rimane attuale ancora oggi, dice mons Gänswein, e prosegue nel lavoro della Cappella musicale pontificia che fuori da un tale ambito non avrebbe senso come istituzione. Entrando nel merito della registrazione, essendo questa Messa tra le opere più conosciute ed eseguite, spiega il direttore della Cappella musicale pontificia mons. Massimo Palombella, occorreva “ricercare un’edizione critica pertinente e lasciarsi sfidare, nella prassi esecutiva, da tutto ciò che la scrittura rinascimentale comunica in forma implicita“.

Tra le peculiarità nel rispetto del modello palestriniano, spiccano, secondo il direttore, “una sonorità di più intima percezione”, “la resa emotiva ed espressiva della parola attraverso il suono” e una grande “trasparenza” polifonica in un contesto percettivo dove ognuno ha modo di ritrovarsi. IlMaestro Massimo Palombella:

“In questo delicato processo è stato allora necessario ricuperare il testo, interpretarlo su basi semiologiche, decidere la dinamica nel rapporto tempo-scrittura, scegliere le altezze giuste in relazione alla regola rinascimentale del trasporto, curare l’intonazione in conformità alla scala usata nel Cinquecento (e non quindi su scala temperata), misurare e calibrare le sonorità non per un mero ripristino ‘filologico’ ma per una corretta collocazione ‘liturgica’ di questa musica e per una plausibile ricomprensione del clima vocale rapportato alla scrittura”.

Risultato in evidenza è che come Palestrina ieri, il lavoro della Cappella Sistina si ripropone di coniugare la possibilità di vivere nel proprio tempo, guardando avanti, lasciarsi sfidare dalle richieste della Chiesa sulla musica sacra e rispondervi con un linguaggio nuovo. Ancora mons. Massimo Palombella:

“Ricercare la pertinenza estetica, ingegnarsi per essere “infedelmente fedeli” a un mondo lontano da noi, esige studio quotidiano, ricerca e sperimentazione. Tutto ciò credo sia la fedeltà a quanto oggi il Concilio Vaticano II ci chiede in relazione al grande patrimonio culturale della musica sacra, per restituire nella liturgia un segno sonoro “antico” e dunque “prezioso”, capace di resistere in modo fecondo alla storia, continuare ad essere attuale e, proprio per il suo essere “vivo”, aiutare ancora oggi tante persone nel loro cammino di fede.