Nuovi missionari della San Carlo fondata nel 1985 da Mons. Camisasca Vescovo di Reggio Emilia in Usa e Russia

 

don Paolo Sottopietra, superiore generale della San CarloDON PAOLO SOTTOPIETRA, SUPERIORE GENERALE DELLA SAN CARLO

Il 21 giugno verranno ordinati dal cardinale Rilko sei diaconi e un prete, Michele Benetti. Per lui destinazione Washington, dove insegnerà Fisica e Teologia

REDAZIONE
ROMA – vaticaninsider

Un migliaio di persone per festeggiare i sette ordinandi della Fraternità San Carlo. Domani, 21 giugno, alle 15.30 in santa Maria Maggiore a Roma, per l’imposizione delle mani di sua eminenza il Cardinal Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, verranno ordinati un sacerdote e sei diaconi della realtà ispirata al movimento di Comunione e Liberazione. Il prete è Michele Benetti 31 anni, che si va ad aggiungere agli oltre 125 membri che compongono la realtà fondata nel 1985 da Monsignor Massimo Camisasca, oggi vescovo di Reggio Emilia-Guastalla.

Don Michele sarà destinato a Washington. Nella capitale americana vive già da quattro anni e lì ha finito la sua formazione teologica. Insegnerà Fisica e Teologia presso il Bishop O’Connell High School ad Arlington in Virginia, dove metterà a frutto la laurea in fisica, ottenuta prima di entrare in seminario. «Ho sempre avuto questo grande desiderio – dice don Benetti a Vaticaninsider – di poter testimoniare ai ragazzi delle scuole superiori la profonda connessione tra la fede cristiana e la scienza moderna. E’ dallo stupore per la presenza delle cose che ci stanno attorno che sorgono le grandi domande circa il mistero della nostra esistenza».

Con don Michele verranno ordinati anche sei diaconi che sono destinati alle missioni della Fraternità a Mosca, Colonia, Roma, Torino e Reggio Emilia. «I padri della nostra Fraternità, don Giussani e don Massimo Camisasca, ci hanno insegnato – afferma don Paolo Sottopietra, superiore generale della San Carlo – il contenuto vero della vita di un uomo: comunione, amicizia, vocazione, libertà, gratuità, dono di sé. Ci hanno mostrato la bellezza dell’obbedienza della preghiera, ci hanno comunicato la passione per tutto ciò che di positivo c’è nel cuore dell’uomo e nella vita dei popoli, ci hanno educato a una compassione piena di rispetto per il dolore, l’errore e il peccato. Partiamo da Roma per vivere con tutti queste esperienze, per dire che Cristo è vivo e ci viene incontro ancora oggi».

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