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Non conosce crisi la «fabbrica di bambini»

Se c’è un settore che non conosce crisi è la fabbrica dei bambini. Negli ultimi anni sempre più italiani hanno intrapreso la strada della procreazione assistita: nel 2009 le coppie sono state 63.840 e i cicli iniziati 85.385, l’8% in più rispetto al 2008. I margini di successo dei centri di fecondazione artificiale in Italia sono fra i migliori in Europa: oltre 10mila nati l’anno. Anche se avere un bambino in provetta è molto costoso, e la probabilità di riuscirci resta bassa (un successo ogni 8,5 cicli), la domanda è alta e il settore è tanto florido da trasformarsi spesso in un business redditizio sulle pance (e le speranze) di molte donne.

In Italia i costi variano molto perché a fare la differenza, oltre alle tecniche, sono le direttive locali. In alcune Regioni le strutture pubbliche e convenzionate (157, il 45% del totale) offrono servizi a carico del sistema sanitario. In Lombardia e Toscana, per esempio, il ticket per l’inseminazione intrauterina (non in provetta) è di 36 euro, mentre in Valle d’Aosta un ticket copre il monitoraggio dell’ovulazione e un altro i dosaggi ormonali. I costi aumentano in caso di fecondazione in vitro (Fivet): in un ospedale pubblico marchigiano costa 1.000 euro, mentre in Toscana e a Bolzano la mutua passa i primi tre cicli. In alcune Regioni l’età dell’aspirante madre fa la differenza: in Piemonte il limite è 45 anni, in Toscana 41, in Sardegna ed Emilia Romagna il limite ai 45 anni riguarda la rimborsabilità dei farmaci.

Non tutte le strutture pubbliche, però, dispongono di reparti e staff dedicati, così i tempi si allungano: l’attesa varia da 7 giorni a 2 anni. Una possibilità per accelerare è rivolgersi al medico di una struttura pubblica come libero professionista, in regime di intramoenia. In questo caso si va dai 190 euro a ciclo in Abruzzo ai 2.100 euro per tre tentativi a Gorizia, fino ai 3mila euro in Sardegna. Il costo medio di una Fivet è 3.500 euro.
Se si ha fretta l’ultima chance è rivolgersi a uno dei 193 centri privati, per i quali avere un listino prezzi preciso è però molto difficile. In media si spendono dai 700 euro in su per la fecondazione in utero, dai 3mila ai 7mila per quella in vitro e dai 5mila con la tecnica Icsi (quella in cui un singolo spermatozoo è inserito nell’ovocita). Spesso i prezzi non includono i farmaci o le cliniche chiedono con fin troppo scrupolo alle pazienti di rifare daccapo le analisi all’inizio di ogni nuovo ciclo. A volte il marketing scivola nel linguaggio da supermercato: alcuni centri parlano di “soddisfatti o rimborsati”, altri hanno stipulato accordi con alcune associazioni per offrire sconti.

Chiaramente il brand costa e per un medico molto conosciuto si paga molto di più: le aspiranti mamme raccontano di aver ricevuto parcelle fino a 15mila euro, in taluni casi persino 30mila. Eppure nemmeno i grandi nomi possono garantire il successo. Alcune decidono di ripiegare all’estero. Per pratiche proibite in Italia, ovvero la fecondazione eterologa (con gameti esterni alla coppia), la diagnosi preimpianto (per selezionare l’embrione più sano) o la maternità surrogata (l’utero in affitto). Ma soprattutto per risparmiare, come dimostra il flusso di turismo procreativo dagli Stati Uniti – dove tutto è permesso – all’India, dove con qualche migliaio di dollari si noleggia una pancia. Per scoprirlo basta farsi un viaggio su Internet fra foto di bambini bellissimi, oppure ascoltare i suggerimenti di qualche medico italiano, che segnala efficienti cliniche oltre confine e magari, a tue spese, ti ci accompagna anche. Questi centri sono affezionati ai clienti italiani: siti in lingua, spesso un call center dedicato e talvolta perfino un centro satellite nel nostro Paese.

Ma se l’India è lontana, in tempo di crisi l’Europa offre molte opzioni di provetta low cost. I prezzi variano a seconda della complessità delle tecniche usate e salgono con l’aumentare degli ingredienti necessari: seme, ovociti o utero. In Austria in media servono 3.500 euro più 1.000 di farmaci, in Svizzera da poco meno di 800 a oltre 4mila. A Praga e Brno per un ciclo di Fivet si spendono da 1.400 ai 5mila euro (con ovodonazione). In Grecia i prezzi sono variabili e serve un’autorizzazione notarile ma in genere una Fivet non supera i 3mila euro e i responsabili del centro ti aiutano a sbrigare le pratiche. In Spagna un ciclo di fecondazione, anche eterologa, va dai 600 euro ai 3.500, farmaci esclusi, ma per ottenere un appuntamento basta qualche giorno. Nel suo preventivo quasi istantaneo una clinica di Barcellona ci informa che, se abbiamo meno di 43 anni, nessun partner e nessuna malattia particolare, il trattamento con seme di donatore ci costerà 1.490 euro se in utero o 4.500 se in provetta.

Nelle località turistiche il servizio prevede il pacchetto completo: trasporto, hotel e provetta, ché con la crisi meglio approfittarne per farsi «una vacanza indimenticabile». A Pedios ti offrono «spiagge da sogno e luoghi carichi di storia», mentre a Istanbul si può fare il giro della città per portarsi a casa anche un souvenir. A Cipro è incluso un albergo di lusso per 6 notti, anche se la qualità del servizio non è garantita: le autorità chiusero una clinica e alcune coppie italiane sono ancora alla ricerca dei propri embrioni. Al Fertility Center di Creta se hai meno di 36 anni, sei sana e produci più di sei ovuli puoi partecipare al programma di «Condivisione ovuli»: ne dai 3 a un’altra donna e avrai uno sconto sui trattamenti.

Valentina Fizzotti – avvenire.it