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Nomine importanti e illustri: lingue battenti e falsa laicità

Proposto dal governo un nuovo presidente Rai donna: Anna Maria Tarantola. Su tutti i giornali curriculum e carriera invidiabili, ma qualche titolo storce la bocca: «Tarantola, la cattolica» (“Il Fatto”, 9/4, p. 3). Certe lingue battono sempre lì, e Vittorio Malagutti insiste su quel dente: «la cattolicissima Tarantola, ottimi rapporti con il pio Fazio… laurea all’Università cattolica, componente del comitato permanente dell’Istituto Toniolo, l’ente che finanzia l’Università cattolica…». Accento fisso: crede di essere “laicità”. È solo solita ossessione anti. Non basta: stessa pagina, altro articolo di Giorgio Meletti sulla proposta del nuovo direttore generale. Ancora lungo curriculum professionale vario ed efficiente, ma al “Fatto” lingua sempre attiva sullo stesso dente, che duole tanto. Titolo «Gubitosi e l’Opus», e dentro «cresciuto professionalmente a Torino, vicino all’Opus Dei», con altro tocco: «Ha avuto un premio alle Eccellenze Napoletane nel mondo» e «a consegnare il premio, naturalmente l’amico Gianni Letta». Sì. Risulta che anche – già: sono proprio troppi, questi cattolici! – Gianni Letta è cattolico. Al “Fatto” prima e più importante preoccupazione quel dente, sempre quello! Duole: perciò… la lingua(ccia) batte. Sugli altri giornali? Notizia e riflessioni varie, come giusto. E su “Avvenire”? Ampia notizia e particolari di ambedue le nomine, con breve commento: «Indicazioni all’altezza». E la religione? Non c’entra: l’anagrafe delle appartenenze confessionali non va in pagina, salvo eccezioni motivate e precise. E già: “Avvenire” sa essere sanamente “laico”. Al “Fatto” da qualche anno e altrove da decenni non ci riescono: con danni pesanti. Male per loro.
di Gianni Gennari – avvenire.it
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