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«No alla mafia», cinquemila in piazza a Reggio Emilia


L’allarme per la presenza della ’ndrangheta e delle massonerie deviate è alto anche al nord e occorre creare misure urgenti di prevenzione e lotta contro l’infezione mafiosa, anche per non vanificare la battaglia antimafia nella stessa Calabria.
Reggio Emilia ha dimostrato di essere un modello sia per la vivacità dell’associazionismo, che ha dato vita a un osservatorio civico antimafia, autore di un rapporto molto dettagliato su Reggio, che per la disponibilità delle categorie imprenditoriali e degli enti locali.
«In questa tre giorni reggiana – spiega il presidente del consorzio Goel, Vincenzo Linarello – è stata annunciata la costituzione dell’Associazione nazionale dell’alleanza con la Locride e la Calabria. Un figura giuridica che ci aiuterà ad esempio nella creazione di fondazioni di comunità che portino sviluppo sano nei territori della Calabria. In seconda battuta è importante l’impegno assunto sabato scorso a Reggio dalle categorie economiche e gli enti locali a stringere un patto per serrare i ranghi davanti al tentativo di penetrazione mafiosa nell’economia legale».
Modello che può essere replicato in altre città del nord, dove l’infiltrazione della mafia delle ’ndrine è una realtà. In particolare è stato molto forte l’impegno delle parrocchie di Reggio e dell’associazionismo cattolico, che hanno stabilito da anni con il consorzio della Locride un’intesa forte cementata dai campi di lavoro estivi. Il vescovo Adriano Caprioli ha presieduto la veglia ecumenica sabato sera e ha distribuito una lettera in tutte le parrocchie. Fioccano intanto le candidature per ospitare la marcia antimafia dell’anno prossimo, che tornerà in Calabria.
 
Da Avvenire del 2 marzo