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Nell’Avvento formato digitale trova posto un presepe interiore

Con questa, sono già una ventina le volte che abbiamo ragionato insieme di informazione religiosa e Rete, e forse posso permettermi una confessione: a ogni inizio della rassegna di cui poi rendo qui conto, l’impressione è che non ci saranno spunti meritevoli, e a ogni conclusione, vorrei chiedere al direttore il triplo di spazio per la tanta ricchezza che ho trovato.
È così in particolare in questi giorni, e credo di non sbagliarmi nell’affermare che, per un verso o per l’altro, è l’effetto del Natale che si avvicina: non tanto e non solo per le occasioni pubbliche che coinvolgono grandi e piccole Chiese, quanto per ciò che ci portiamo nel cuore, a prescindere dalla consapevolezza della nostra condizione di salvati.
Quando però leggi, su un blog di una giovane e assai talentuosa musicista e musicologa, le stesse parole e gli stessi sentimenti che hai appena scambiato, per telefono, con l’amico e collega di cui tanto apprezzi la spiritualità, allora la scelta è fatta. Sto parlando del post “In attesa del Natale 2014” ( http://tinyurl.com/lt4zfxf ), di Chiara Bertoglio, ripreso da “Vino Nuovo” con un titolo caldo ed eloquente: «Il presepe dentro di me».
Vi si narra di come, in Avvento, il desiderio di vigilare nell’attesa della Luce vera si scontri, per tanti di noi, con una certa quotidianità sgarbata. E delle figure che Chiara intende collocare nel presepe interiore al quale finalmente, sia pure in forma digitale, sta ponendo mano. Figure di affaticati, di doloranti – di “feriti” – direbbe il suo quasi omonimo vescovo di Roma: tutti ne conosciamo, tutti possiamo farci prossimi a loro anche con questo gesto di metterli, con la preghiera, nel presepe. Sapendo che «nessuno di noi può portare al Bambino dei regali che non siano venati di fatica, e talora non abbiamo veramente nient’altro che la nostra fatica da tenere nelle mani e posare ai suoi piedi».

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