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Nella Chiesa cercasi “Profeti di un nuovo futuro”

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Ai preti di Roma il Pontefice chiede di lasciarsi sorprendere dalla grazia del Risorto e dalla forza umile e fedele del popolo

Coraggio, discernimento, speranza per trovare risposte creative alla crisi dovuta al covid-19

Il Papa chiama i sacerdoti di Roma ad «annunciare e profetizzare il futuro», ricordando che la fase del dopo pandemia esige coraggio, discernimento e speranza per «instaurare un tempo sempre nuovo: il tempo del Signore».

Francesco si rivolge direttamente al clero della sua diocesi — che quest’anno, proprio a causa della crisi sanitaria, non ha potuto incontrare com’è tradizione nel periodo quaresimale — attraverso una lettera resa nota nel pomeriggio di sabato 30 maggio. Un testo dal tono familiare e dal timbro paterno, che offre al vescovo di Roma l’opportunità di confermare la sua vicinanza ai sacerdoti (con i quali è stato costantemente in contatto nei giorni della pandemia attraverso i mezzi di comunicazione sociale) e la sua volontà di accompagnare, condividere e confermare il loro cammino, invitandoli ad alimentare «quella speranza contagiosa che si coltiva e si rafforza nell’incontro con gli altri e che, come dono e compito, ci è data per costruire la nuova “normalità” che tanto desideriamo».

Con parole toccanti il Pontefice evoca i giorni della sofferenza e dell’isolamento che hanno scandito la fase più grave dell’emergenza. Dà atto all’impegno profuso dai sacerdoti romani ma riconosce che la crisi ha messo in discussione «i nostri modi abituali di relazionarci, organizzare, celebrare, pregare, convocare e persino affrontare i conflitti». E siccome «dalla tribolazione e dalle esperienze dolorose non si esce uguali a prima», esorta a essere «vigilanti e attenti» per evitare «le tentazioni che minacciano di intrappolarci in un’atmosfera di sconcerto e confusione, per poi farci cadere in un andazzo che impedirà alle nostre comunità di promuovere la vita nuova che il Signore Risorto ci vuole donare».

«Ogni tempo — insiste il Papa — è adatto per l’annuncio della pace, nessuna circostanza è priva della sua grazia». Per questo la presenza del Signore «in mezzo al confinamento e alle assenze forzate annuncia… un nuovo giorno capace di mettere in discussione l’immobilità e la rassegnazione e di mobilitare tutti i doni al servizio della comunità». Da qui l’invito pressante del Pontefice: «Lasciamoci sorprendere ancora una volta dal Risorto… Che sia Lui — è l’auspicio di Francesco — a insegnarci ad accompagnare, curare e fasciare le ferite del nostro popolo». E «che questo popolo — aggiunge — ci insegni a plasmare e temperare il nostro cuore di pastori con la mitezza e la compassione, con l’umiltà e la magnanimità della resistenza attiva, solidale, paziente e coraggiosa, che non resta indifferente, ma smentisce e smaschera ogni scetticismo e fatalismo». Come «sacerdoti, figli e membri di un popolo sacerdotale — ricorda ancora una volta a conclusione della lettera — ci spetta assumere la responsabilità per il futuro e proiettarlo come fratelli».

L’Osservatore Romano