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NATALE E TERREMOTO. L’annuncio nella prova. Speranza, solidarietà e impegno nelle terre emiliane, lombarde e abruzzesi

La mangiatoia, quest’anno, ha le sembianze di case e chiese provvisorie, dei camper dove vivono ancora intere famiglie, delle tensostrutture dalle quali si è levato l’annuncio della notte di Natale, “oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Sono le comunità – nell’Emilia e nel mantovano – colpite lo scorso maggio dal terremoto, che non si arrendono ma ancora patiscono le conseguenze del sisma. In Abruzzo e soprattutto a L’Aquila, dopo oltre tre anni, molte ferite del terremoto sono ancora aperte e a Natale la memoria della tragedia si riaccende ancor più ma diventa anche speranza e impegno per la ricostruzione non solo materiale.

Difficoltà e voglia di reagire. A Mirandola, Comune tra i più colpiti, in piazza Conciliazione è stato allestito un presepe, le vie del centro sono addobbate con le luci natalizie e, secondo i dati diffusi dal Comune, sono ripartite circa 80 delle 200 attività che erano presenti nel centro cittadino prima del terremoto. Ma subito fuori ci sono i moduli abitativi provvisori per le famiglie che, questo Natale, non lo possono festeggiare nella propria casa, inagibile o ridotta a un ammasso di macerie. Così pure a Cavezzo, Cento, Concordia, Novi, San Felice sul Panaro e San Possidonio, mentre tanti altri – che, parimenti, da sette mesi non possono più metter piede in casa propria – hanno scelto una sistemazione “autonoma” ma pur sempre provvisoria. Il commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, negli auguri natalizi ha fatto riferimento alle “molte difficoltà” che “persistono, per tante persone che devono fare i conti con l’occupazione e per famiglie e imprese impegnate nella complessa ricostruzione post-sisma”, riconoscendo l’impegno profuso in questi mesi dai “rappresentanti delle istituzioni” locali e confermando la volontà di “ricostruire, oltre alle scuole e alle case, i nostri centri storici e le chiese, i monumenti e la nostra economia”. “Ci vorrà ancora tempo – ha ammesso Errani – ma la capacità di reazione dimostrata è qualcosa di straordinario: noi tutti dobbiamo accompagnarla adeguatamente, mettendo in primo piano la trasparenza e l’equità”.

Tra la gente senza chiese. Frattanto, le messe di mezzanotte sono state celebrate, sebbene in più di un caso utilizzando sistemazioni impensabili lo scorso Natale. A Carpi il vescovo, mons. Francesco Cavina, stanotte era nella parrocchia di San Giuseppe Artigiano, mentre la celebrazione mattutina è nella tensostruttura in piazzale Re Astolfo. “Questo – ha scritto alla diocesi negli auguri natalizi – è il primo Santo Natale che vivo insieme a voi e difficilmente si cancellerà dalla memoria, come del resto ogni giorno di questo anno 2012 che ha visto la mia vita completamente trasformata dalla chiamata all’episcopato prima, dall’incontro con la Chiesa di Carpi e poi dalle note vicende che ci hanno così duramente provato”. E ha aggiunto: “Mi unisco in profonda comunione spirituale a tutte le comunità, le famiglie e le singole persone che si apprestano a celebrare il Santo Natale in condizioni di precarietà, di disagio che non possono ritrovarsi nei luoghi più cari come la chiesa parrocchiale o le case di famiglia. Sappiano che il vescovo è loro vicino”.

Come la Sacra famiglia. A Modena, invece, l’arcivescovo mons. Antonio Lanfranchi ha celebrato in duomo, mentre è chiusa l’abbazia di Nonantola (dove tradizionalmente l’arcivescovo recitava il Te Deum l’ultimo giorno dell’anno). Nel mese di dicembre, però, è stata inaugurata la prima chiesa temporanea post-terremoto a Villafranca di Medolla e il 16 è stata riaperta la chiesa del seminario a Finale Emilia. Una novantina pure le chiese ancora chiuse nel ferrarese e 83 nel mantovano, con le comunità di fedeli che vivono la medesima precarietà delle diocesi vicine. Infine è un Natale particolare, questo, anche per l’arcivescovo di Bologna, card. Carlo Caffarra, che ha scelto di celebrare in cattedrale solo l’eucarestia pomeridiana del 25 dicembre; a mezzanotte, invece, è stato a Crevalcore e la mattina a Mirabello. “Quest’anno – ha ricordato nell’omelia della notte di Natale – la celebrazione del Natale è accompagnata da gravi disagi. Anche voi, come Maria e Giuseppe, dovete celebrare i santi misteri natalizi fuori dalla vostra Chiesa, fuori – per molti – dalle vostre case”. Quasi a significare che non sono certo i disagi e le difficoltà a oscurare il significato del Natale. Anzi, proprio qui, forse, lo si sperimenta con maggiore forza.

sir

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