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MUSICA VIVA Non solo Verdi e Wagner: gli anniversari dimenticati

Non solo Verdi e Wagner. Il 2013, è vero, è l’anno che celebra il bicentenario della nascita tanto dell’autore diNabucco Traviata quanto del musicista di Parsifal e Tristano. E tutto il mondo celebra i due “rivali”, riempiendo i cartelloni dei loro titoli, quelli popolari, ma anche alcuni di raro ascolto. Eppure sul calendario del 2013 saltano all’occhio altre date, più o meno ricordate e celebrate da teatri e istituzioni musicali. Passati, per lo più sotto silenzio. L’8 gennaio, nessuna celebrazione particolare per i trecento anni dalla morte di Arcangelo Corelli (del quale, sempre nel 2013, esattamente il 17 febbraio, si sono ricordati i trecentosessant’anni dalla nascita). Il 30 gennaio in pochi si sono ricordati dei cinquant’anni dalla scomparsa di Francis Poulenc. Per qualcun altro c’è tempo per recuperare. L’8 settembre saranno quattrocento anni dalla morte di Carlo Gesualdo da Venosa. Il 22 novembre, invece, ricorreranno i cento anni della nascita di Benjamin Britten. Il 7 dicembre, invece, i centocinquanta da quella di Pietro Mascagni. Il 28 dicembre, infine, verranno ricordati i cinquant’anni dalla morte di Paul Hindemith. Nessuna data precisa, invece, per John Dowland, nato nel 1563, quattrocentocinquant’anni fa.

Certo, non fa il “tutto esaurito” come Verdi e Wagner, ma Benjamin Britten, in questo 2013, si difende bene: molte le iniziative in calendario, specie in Inghilterra, per ricordare i cento anni del compositore e direttore d’orchestra britannico che non sembra passare di moda. Le sue opere – quelle più solari come il Sogno di una notte di mezza estate, ma anche quelle più inquiete come Morte a VeneziaIl giro di vite (la prima nel 1954 alla Fenice di Venezia) e Peter Grimese un balletto come il Principe delle pagode, nel repertorio del londinese Royal ballet – sono regolarmente in cartellone nei teatri, compresi quelli italiani. E se il suo War Requiem, composto nel 1962 per la riapertura della Cattedrale di Coventry, risuona sempre come una denuncia degli orrori della guerra – domenica Antonio Pappano lo dirigerà al Festival di Salisburgo con i complessi dell’Accademia di Santa Cecilia e le voci di Anna Netrebko, Ian Bostridge e Thomas Hampson – una pagina di Britten ha svelato i segreti e la magia della musica a tanti bambini: nel 1946 il musicista scrisse la colona sonora per il film, prodotto dal governo britannico, Instruments of the orchestra, affidando a tutti gli strumenti variazioni a partire da una melodia di Henry Purcell. Una partitura, Young persons’s guide to the orchestra, che, ormai autonoma dal documentario, continua ad essere eseguita nei concerti dedicati ai più piccoli. Per il centenario è stato aperto anche il sito Internet britten100.org.

E spesso, specie nei programmi sinfonici, compare anche il nome di Paul Hindemith. Del compositore tedesco, scomparso a Francoforte il 28 dicembre di cinquant’anni fa, si ascoltano non di rado le Kammermusik, ma anche I quattro temperamenti, pagina ballettistica così come Nobilissima visione. E di recente, per chiudere la sua esperienza di direttore musicale all’Opera di Zurigo, Daniele Gatti ha scelto l’opera Mathis der Mahler.

Un altro pilastro del Novecento tra i centenari del 2013: il 30 gennaio si sono ricordati i cinquant’anni dalla morte diFrancis Poulenc, musicista che non entrò mai al Conservatorio di Parigi, che frequentava Cocteau (con lui scrisse La voce umana), Picasso, Modigliani e Paul Claudel, amico di Stravinskij e in grado di tenere testa a illustri colleghi come Olivier Messiaen. Poulenc, che in seguito alla perdita di alcuni amici e grazie a un pellegrinaggio al santuario della Madonna Nera di Rocamadour ritrovò la fede, nel 1957 scelse il Teatro alla Scala per la prima dei suoi Dialoghi delle Carmelitane, opera tratta dall’omonimo dramma di Georges Bernanos e vertice del suo percorso spirituale, e decise di mettere in musica le Litanie alla Vergine Nera, il Gloria e lo Stabat Mater.

Il Novecento anche con Pietro Mascagni. Il 7 dicembre saranno centocinquant’anni dalla nascita del compositore diCavalleria rusticana, titolo popolare che non manca mai nei cartelloni lirici e che anche quest’anno è stato rappresentato un po’ in tutto il mondo (a gennaio la Scala lo proporrà nella regia di Mario Martone). Mascagni scrisse l’opera per un concorso indetto nel 1888 dalla Casa musicale Sonzogno: ben 73 i concorrenti, ma la spuntò proprio il melodramma tratto da una novella di Verga. Ma la musica di Mascagni ha varcato i confini dei teatri ed è arrivata sul grande schermo: il compositore livornese, nel 1917, firmò la colonna sonora (e lavorò a lungo alla sincronizzazione di immagini e musica) di Rapsodia satanica, film muto diretto da Nino Oxilia.

Un grande salto all’indietro ed eccoci al 1563, anno di nascita di John Dowland, compositore del quale, a fronte della vasta produzione musicale che ci è pervenuta, si hanno poche notizie biografiche. Un autore che molti considerano il precursore dei cantautori per le sue canzoni scritte per liuto e voce. Le sue melodie, nei secoli, sono state riprese e rimaneggiate: persino Sting si è cimentato al liuto con pagine di Dowland in Songs from the labyrinth.

Musica polifonica, madrigali e musica sacra furono il marchio di fabbrica di Carlo Gesualdo da Venosa del quale l’8 settembre ricorreranno i quattrocento anni della morte. Una vita che ha ispirato romanzi, opere musicali e persino fiction (c’è anche un sito, gesualdo.com) per l’omicidio che vide il principe musicista uccidere la moglie e l’amante di lei, andare in esilio a Gesualdo e poi far rotta a Ferrara per sposare, per interessi di casato, Eleonora d’Este. Un interesse andato, specie nel secolo scorso, di pari passo con la riscoperta della sua musica.

Tutta legata alla musica, invece, la fama di Arcangelo Corelli, tra i massimi esponenti del Barocco e inventore della forma musicale del Concerto grosso. L’8 gennaio si sono ricordati i trecento anni della morte del musicista nato a Fusignano nel 1653 e sepolto al Pantheon di Roma, dove tuttora si trova la sua tomba.

 

Pierachille Dolfini – avvenire.it