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Musica Sacra: Nei «Choral works» tutta la passione di Imogen Holst per i canti del popolo

L’ascolto di un disco come quello dedicato alle opere corali di Imogen Holst (1907-1984) apre molte porte che, per strade diverse, riconducono tutte all’incontro con alcuni tra i più grandi protagonisti della storia della musica inglese del Novecento, ma non solo.
Figlia del compositore Gustav Holst – autore della celeberrima suite orchestrale The Planets – Imogen Holst fu allieva di Ralph Vaughan Williams e a lungo assistente di Benjamin Britten, ma plasmò il proprio percorso artistico coltivando differenti passioni musicali che l’hanno portata via via ad avvicinare il mondo delle danze e delle canzoni popolari, lo studio e l’esecuzione dei repertori del passato (nel 1950 attirò l’attenzione della critica dirigendo la Messa in si minore di Bach al Festival di Dartington), ma anche l’attività didattica a favore di piccoli gruppi amatoriali.
Intitolato semplicemente Choral Works, il cd firmato dal Coro del Clare College di Cambridge e dagli strumentisti del Dmitri Ensemble sotto la guida di Graham Ross raccoglie le prime registrazioni mondiali di opere racchiuse in un ampio arco di tempo, offrendo la possibilità di abbracciare con un unico sguardo l’intera traiettoria creativa della Holst attraverso le sue tappe principali (cd pubblicato da Harmonia Mundi e distribuito da Ducale); un cammino inaugurato dalla Messa in la minore (1927) scritta sotto la spinta di Vaughan Williams, passando per il riflessivo Hymne to Christ (1940), i variopinti pannelli sonori dei Three Psalms (1943) o il festante Welcome Joy and Welcome Sorrow (1950) per coro e arpa; risale invece al 1952 la versione orchestrale approntata per Rejoice in the Lamb di Britten, Cantata originariamente concepita per il solo accompagnamento d’organo e in seguito riarrangiata – su richiesta dello stesso autore – dalla Holst che ne approntò quasi una sorta di drammatizzazione teatrale, mentre spetta al brano Hallo my fancy, wither wilt thou go? (1972) chiudere questo lungo excursus che ha il merito di portare alla luce il disvelarsi di un progressivo affinamento stilistico e la maturazione del talento indiscutibile di una musicista dotata di una vena compositiva pacificante e rassicurante, marchiata a fuoco da un sentimento di positività e da una naturale inclinazione poetica.

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