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Musica Sacra: La verità dello «Stabat» di Boccherini nella voce di Amaryllis Dieltiens

C’è qualcosa di assolutamente magnetico e attraente nello Stabat Mater di Luigi Boccherini (1743-1805): un richiamo sospeso che invita l’ascoltatore a non fermarsi a un puro appagamento di natura estetica, ma a spingersi più in là, per lasciarsi coinvolgere e interrogare nel profondo dalla portata esistenziale di un’opera in cui il valore artistico è direttamente proporzionale alla dimensione spirituale.
Si tratta infatti di musica estremamente curata ed elegante che, una volta rimossa dalla superficie la patina “galante” di uno stile compositivo impeccabile e raffinato, rivela un tumulto di stati d’animo contrastanti; un mondo di passioni drammmatiche e coinvolgenti risvegliate in modo esemplare dalle doti interpretative del soprano Amaryllis Dieltiens e dell’ensemble strumentale Capriola di Gioia, che del capolavoro sacro del maestro di Lucca hanno offerto una più che convincente lettura “a parti reali”, con un solo esecutore per ogni singolo strumento previsto in partitura – come prescritto dallo stesso autore nella prima stesura dello Stabat Mater, risalente al 1781 – e cioè due violini, viola, violoncello e contrabbasso, in questo caso sostenuti dall’accompagnamento dell’organo (Super Audio Cd pubblicato da Aeolus e distribuito da New Communication).
Onore dunque al merito della cantante belga, che porta la musica da chiesa di Boccherini sul palcoscenico dei “sacri affetti”, facendosi carico del pesante fardello di sentimenti strazianti che trafiggono la Madonna in lacrime ai piedi della croce «dum pendebat Filius». Il suo timbro nel contempo caldo e adamantino, forgiato nella purezza di una vocalità sempre in grado di padroneggiare ogni minima inflessione, riluce tra le mille sfaccettature melodiche e armoniche che rivestono i diversi piani di lettura dell’opera; attraverso la scelta di tempi lenti e calibrati, che lasciano spazio al pensiero e alla meditazione, la Dieltiens dimostra una naturalezza espressiva e una capacità d’immedesimazione a tratti davvero commoventi, che raggiungono esiti paradigmatici quando l’intensità delle emozioni e l’espressione del tormento culminano nell’invocazione finale con l’accorata intercessione della Vergine, e il canto della sua voce si ammanta di una malinconica bellezza.

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