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Musica: che cosa cantavano i primi cristiani?

Quali melodie accompagnavano le loro assemblee e ne sostenevano le preghiere? È praticamente impossibile trovare una risposta attendibile a queste domande, ma proprio questa è la missione impossibile a cui si sono votati Marcel Pérès e il suo Ensemble Organum, che da decenni dedicano la propria attività di studiosi e interpreti alla ricerca e all’esecuzione di quegli antichi repertori liturgici – greco-bizantino, ambrosiano, aquileiano, beneventano, ispano-mozarabico, romano-gallicano – che il più delle volte vengono indistintamente raggruppati sotto il generico appellativo di “canto gregoriano”.
La ristampa del disco dedicato al Canto Mozarabico (originariamente pubblicato nel 1995) è la testimonianza viva della ricchezza e dell’importanza di una tradizione che si è sviluppata nella penisola iberica a partire dal VI secolo, ha superato indenne la dominazione moresca e si è tramandata lungo tutto il corso del Medioevo.
Pérès e compagni hanno attinto a una delle fonti più accreditate – un codice quattrocentesco custodito presso la Cattedrale di Toledo – per ricostruire Riti e Uffici attraverso musiche che, tra inflessioni esotiche e melismi levantini (sorprendente l’intonazione della lauda vespertina Speravit), risvegliano il fascino ipnotico dell’arcaico canto cristiano e portano in primo piano le radici spirituali della civiltà occidentale.

Ensemble Organum / Marcel Pérès
Canto Mozarabico
Harmonia Mundi / Ducale

avvenire.it