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Movimento per la vita: «In Italia è possibile dimezzare gli aborti»

I Centri di aiuto alla vita hanno consentito nel 2013 a 10.291 bambini di poter nascere, grazie alla scelta delle loro madri, aiutate e sostenute dai volontari, di portare a termine una gravidanza che in un primo momento avevano intenzione di interrompere.

Una cifra considerevole, messa in relazione al dato totale delle interruzioni volontarie di gravidanza censite dal ministero della Salute, che per il 2012 erano state 107.192. Stamattina è stato presentato alla sala stampa della Camera dei Deputati l’ottavo Rapporto del Movimento per la Vita italiano elaborato sulla scorta dei dati della relazione del ministero della Salute relativi al 2012.

“Se con le nostre modeste forze, senza usufruire di particolari aiuti pubblici, è stato possibile evitare circa il 10 per cento degli aborti – ha detto il presidente del Movimento per la Vita Carlo Casini – noi stimiamo che sarebbe evitabile circa il 50 per cento degli aborti, con almeno 50mila nuovi nati in più all’anno, quindi, se venisse attuata la legge 194 anche nella parte relativa alla prevenzione dell’aborto. Che per le madri è sempre un dramma”.

Una stima, certamente approssimativa, ma condivisa da Gianluigi Gigli, deputato di “Per l’Italia”. “Colpisce – spiega – l’alta pecentuale di donne immigrate che arrivano all’interruzione di gravidanza, circa il 35 per cento. Questo fa pensare che la componente dello stato di bisogno sia elevata nelle motivazioni, e sullo stato di bisogno è possibile fare molto intervenendo con l’accoglienza e la solidarietà”.

Una riflessione che si sposa direttamente con il tema del ruolo degli obiettori di coscienza, ora sotto attacco, perché – si sostiene – metterebbero a rischio la gestione del servizio. “I dati dicono tutt’altro – rileva Gigli – e parlano di 1,7 interruzioni della gravidanza a settimana per ciascun medico non obiettore. Se non ci fossero in ballo delle vite umane si potrebbe dire che che non c’è da ammazzarsi di lavoro”. E anche nel Lazio viene fuori che i medici obiettori sono al di sotto del 10 per cento del totale, per cui “la stretta decisa dalla Giunta Zingaretti appare priva di motivazioni se non strumentali o ideologiche”.

La proposta, ora, è quella di riprendere in mano l’idea di una riforma dei consultori. Questi potrebbero valorizzare gli obiettori come una risorsa, proprio in chiave di prevenzione, rendendo obbligatorio per le madri orientate all’interruzione il preventivo passaggio attraverso queste strutture – dimostrabile anche attraverso “autocertificazioni” per non appesantire il carico di burocrazia – onde essere messe a consocenza anche di una strada alternativa all’aborto. “E poi sono le mamme che portano a termine la gravidanza a ringraziarci – dice Casini -. Va bene il bonus bebè e gli 80 euro, ma un intervento più mirato in base alla nostra esperienza può dare maggiori risultati”, sostiene. “E se non per il valore della vita da promuovere – conclude Gigli – sono processi che andrebbero attivati alla luce di ragionamenti di natura economica e demografica”.

avvenire.it

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