Mosè, ovvero ciascuno di noi

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di Roberto Mela Settimana News

Un viaggio di quasi quattro mesi in vari paesi dell’Africa per visitare i confratelli in qualità di Superiore generale della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (dehoniani) è stato l’occasione scatenante, l’input di scrivere un libro sulla figura di Mosè.

L’autore avverte chiaramente che il libro dell’Esodo e la figura di Mosè possono essere letti solo in situ, cioè in Africa e in Egitto. Le varie situazioni incontrate, compreso i luoghi segnati da un paesaggio a volte aspro, senz’acqua, desertico, ha riportato alla memoria dell’attuale vescovo di Hildesheim la figura del grande profeta protagonista dell’esodo del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto.

Wilmer ha percepito Mosè come rappresentativo di ogni persona, specchio in cui ognuno può ritrovarsi, specialmente se rivestito di qualche compito di guida e di responsabilità nei confronti di persone, comunità cristiane e di consacrati, alunni di collegi…

L’autore ripercorre diversi momenti della sua esperienza di giovane docente e poi di direttore di un grande collegio diretto dai padri dehoniani ad Handrup, nel nord della Germania, oltre a momenti giovanili di spensieratezza e di discernimento non facile della propria vocazione. Li vede rispecchiati nella figura di Mosè, una chiave per entrare in se stesso. I tredici capitoletti del libro lo dimostrano chiaramente.

Mosè è uno straniero fin dalla nascita, abbandonato (non del tutto) dalla madre; è un omicida rigettato dai suoi proprio mentre vuol liberarli dalla schiavitù. Egli però cede alla violenza e, in fondo, alla propria volontà di protagonismo non scevro da elementi di egoismo autocentrato.

Mosè sembrerebbe forte, tutto d’un pezzo, ma anche lui è un uomo frantumato, con un animo spezzato. Un uomo frantumato che però resta un frantumatore. L’autore cita a questo proposito un pensiero di H. Nouwen: “Siamo eletti, benedetti e spezzati, per poter venire offerti” (p. 40).

Mosè e anche un uomo riflessivo. Rientra in se stesso, fugge nel deserto perché percepisce di aver bisogno di un tempo in cui rimanere solo con se stesso, vivendo alla giornata, senza sogni. Anni di pace lo attendono.

In quel periodo si mostra però curioso, capace ancora di stupirsi, e per questo riceve la rivelazione del nome di YHWH al roveto ardente. Calpestando scalzo un brandello di terra santa, si ritrova a bruciare a sua volta e rivolge anche al lettore la domanda decisiva: Per che cosa bruci, nella tua vita?

Nel deserto Mosè riceve innumerevoli “lezioni di deserto” (Wüstenlektionen): difende le donne soggette a violenza dei pastori, si sposa, si ribella a Dio che lo chiama a liberare il suo popolo. Percepisce di avere personalità e ascendenza ma, allo stesso tempo, trova nella sua balbuzie un impedimento decisivo ad assecondare la missione che YHWH vuole affidargli. Balbuzie di cui l’autore confessa di aver sofferto per un certo tempo della sua fanciullezza, procurandogli le immancabili ferocie (non solo dei compagni, ma addirittura anche dal suo stesso docente di sostegno…).

La parola impossibile però non esiste per Dio. Mosè parte per la sua avventura di liberazione, facendo una cosa da pazzi. Proprio come quella compiuta dall’autore che, sfidando qualche collega che gli dava del pazzo e gli preannunciava la morte di qualche studente, porta in pellegrinaggio a Santiago di Compostela 1.000 ragazzi (con accompagnatori e docenti) su ventidue pullman.

Mosè si trova più di una volta un uomo isolato, solo, solo di fronte alla propria responsabilità, pur avvalendosi di validi collaboratori, Aronne in primis. Si troverà poi pugnalato alle spalle proprio da lui, che cede alla volontà del popolo di trovarsi fra le mani un dio manipolabile, un vitello d’oro che renda visibile l’autore della propria liberazione. Ci si mette poi anche la sorella Maria, che chiede partecipazione e “potere” nel carisma profetico. Mosè sarà grande di cuore e intercederà per la sua guarigione dalla lebbra che Maria contrae per la sua impertinenza (cosa da cui è stato salvato misteriosamente Aronne, che aveva avanzato uguali pretese nei confronti di Mosè…).

Mosè è in ogni caso un uomo fedele, che aderisce con forza al Dio della fedeltà che si è rivelato come un Dio che cammina col suo popolo, che esiste solo in quanto è presenza di liberazione per Israele.

Mosè alla fine si ritrova veramente libero, libero da se stesso, libero perfino dall’onore di portare il suo popolo dentro la terra della promessa e dal tributo di venerazione dato alla sua persona in una tomba ben localizzata e visitabile. Libero da se stesso, dalla pressione di altri, aperto solo al suo Dio, in modo gratuito.

Mosè è un vero maestro di libertà. Hunger nach Freiheit, Fame di Libertà, recita il titolo originale tedesco. Mosè aveva fame di libertà e l’ha saputa soddisfare nella gratuità di un servizio spassionato, che l’ha visto ricevere moltissime lezioni del deserto e arrivare a piangere, nel momento della morte, lacrime di libertà.

Mosè morì “su comando di YHWH” (lett.: “sulla bocca di YHWH, ‘al pî YHWH”). Un racconto apocrifo giudaico narra come egli non volesse morire, ma che, alla fine, si arrese di fronte a YHWH che scese dal cielo e “lo baciò sulla bocca. Mosè morì col bacio di YHWH sulla bocca.

Chiude il volume un pensoso capitoletto dedicato al rischio – denunciato dal rabbino capo Jonathan Saks in una conferenza alla Gregoriana di Roma – che l’Occidente perda la propria anima.

Chiude l’opera una bibliografia sulla figura di Mosè (pp. 191-193).

Libro intrigante, scritto con leggerezza e appropriatezza di interpretazioni bibliche e di numerose annotazioni psicologiche, citazioni teologiche e filosofiche frutto dell’esperienza e della cultura dell’autore, che vanta un curriculum di letture filosofiche e teologiche abbinate all’esperienza di una scuola popolare nel Bronx, alla guida di una congregazione religiosa internazionale (e ora dall’esperienza di guida pastorale di una diocesi).

Lo ringraziamo di questo testo, in molte parti autobiografico.

Piccolissime correzioni: p. 27 r -3 leggasi Ha; p. 56v r -9 e r -8 lo spirito aspro va mutato in dolce; p. 136 r 5 e r 9 leggasi yiśrā’ēl; p. 183 r 9 leggasi umero; p. 193r 4 leggasi Giessen.

Heiner Wilmer, Mosè. Lezioni di deserto per partire e per rinascere. Con la collaborazione di Simon Biallowons, EDB, Bologna 2019 (ed. ted. Hunger nach Freiheit. Wüstenlektionen zum Aufbrechen unter Mitarbeit von S. Biallowons, Freiburg im Breisgau 2018), pp. 200, € 18,50.

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