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Mondialità, uno dei nomi della missione

“L’educazione alla mondialità è un servizio alla Parola di Dio”. E’ a partire da questa consapevolezza che Claudio Treccani, del Centro Missionario di Brescia, ha tenuto una relazione, domenica 7 febbraio al Convegno Missionario Diocesano, sul tema dell’educazione alla mondialità e dell’animazione missionaria. Oggi, infatti, c’è una stretta interconnessione tra le due voci: i giovani soprattutto si sentono coinvolti da tematiche inerenti la mondialità. La sfida lanciata dal relatore agli animatori e ai gruppi missionari è quella di coniugare l’attivismo e la voglia di fare dei giovani con la “sapienza” del Vangelo, per essere attente “sentinelle sul territorio”, capaci di scrutare i “segni dei tempi”.

“Fare per gli altri è una perifrasi molto usata oggi, fare con gli altri è un atteggiamento missionario” ha osservato Claudio, sottolineando come, oggi più che mai, occorra costruire relazioni con le persone. Per missione s’intende anzitutto “un’attenzione prioritaria alle persone, di qualsiasi ceto, lingua, popolo, nazione. La Chiesa è l’unica realtà al mondo che esiste per coloro che non ne fanno parte”. La Chiesa esiste per quelli “di fuori”: questa consapevolezza richiede una preparazione e un approfondimento a partire dalla Parola di Dio e del suo discernimento, necessariamente comunitario. Per questo motivo, i lavori del Convegno si sono conclusi nella mattina con un “esercizio” sulla parabola del buon Samaritano che ha suscitato diversi interventi volti a sottolineare come il malcapitato, aiutato da uno straniero, rappresenta il volto di una umanità aggredita e saccheggiata da un Nord ricco, che da solo consuma l’87% di risorse del pianeta e che non si cura affatto delle conseguenze provocate dal suo comportamento, tanto sulle persone che sull’ambiente.


Guardando alle iniziative che un gruppo missionario deve curare, il relatore ha così suggerito di contestualizzare, facendo esercizio di coniugazione tra vangelo, economia, politica e ambiente, di essere corresponsabili, accoglienti, entrando in rete con quanti sono impegnati nel cambiamento degli stili di vita. Così, guardando la realtà dal punto di vista di chi opera per la missione e da quello di chi lavora per la mondialità, l’uno chiama comunione quello che l’altro chiama collaborazione, l’uno definisce sobrietà ciò che per l’altro è decrescita, l’uno parla di solidarietà e l’altro di cooperazione, l’uno di condivisione dei beni e l’altro di tutela dei beni comuni, per l’uno dare la giusta mercede agli operai, per l’altro significa commercio equo e solidale, per l’uno l’avevo sete e mi avete dato da bere diventa per l’altro impegno e lotta per l’acqua pubblica… Cambia il linguaggio, ma gli obiettivi restano comuni.


Dopo la S. Messa, presieduta dal Direttore del CMD, don Emanuele Benatti, il pomeriggio è stato caratterizzato dalla Tavola Rotonda sulla figura di “don Mario Prandi missionario”, fondatore della Congregazione Mariana delle Case della Carità; approfondimento scelto all’interno delle celebrazioni legate al centenario della sua nascita, con un accento particolare sul rapporto di don Mario con le missioni diocesane. A fare da introduzione ai diversi interventi sono stati alcuni suoi testi, letti magistralmente dal diacono Sandro Panizzi, seguiti da brevi stacchi musicali molto gradevoli.


La testimonianza sulla formazione e partenza della prima “Équipe” per il Madagascar nel 1967 (formata da sacerdoti, religiose e laici e benedetta dal Vescovo Baroni), è stata offerta da don Giovanni Caselli, fratello della Carità, da poco rientrato dalla missione in Madagascar. Suor Augusta, Superiora delle Carmelitane Minori, ha poi ricordato l’impegno diocesano per l’Ospedale di Ampasimanjeva, all’epoca unico Ospedale cattolico in tutta l’Isola, localizzato in un territorio di foresta, “tre centimetri fuori dalla carta geografica”, direbbe don Ruggerini.


La costituzione di Reggio Terzo Mondo nel 1973, con la possibilità di usufruire di aiuti statali e offrire la possibilità di invio dei giovani laici in sostituzione alla leva militare, è stata descritta da Achille Vezzosi e dal dott. Claudio Gollini: le prime riunioni missionarie dei giovani, prima a Scandiano, poi alla Casa della Carità di San Girolamo, le iniziative di don Mario, la collaborazione con il Centro Missionario, il reperimento dei primi fondi per progetti di sviluppo, le sue discussioni al ministero per gli affari esteri.


Infine, a tratteggiare la diffusione delle Case di Carità nei territori missionari diocesani (oltre al Madagascar, anche in India e Brasile) è stato don Romano Zanni, Superiore della Congregazione, spiegando che le Case della Carità appartengono alla Chiesa, non alla Congregazione Mariana. “E’ una scelta non impoverente, non limitante, ma arricchente perché coerente e obbediente”.


Alla tavola rotonda, guidata da don Emanuele Benatti, si sono alternati altri interventi, tra i numerosi presenti in sala, che hanno evidenziato l’ acuta capacità di don Mario nel saper “guardare avanti” rispetto ai normali tempi con cui la chiesa “istituzionale” si muove.


La dottoressa Bianca Morelli ha raccontato la sua esperienza, soprattutto nel passaggio dalla Missione in India a quella in Madagascar. Don Amedeo Vacondio ha riportato alcuni episodi salienti della nascita delle missioni diocesane. Diversi gli aneddoti, i ricordi di un uomo dalla fede forte e profonda che “non aveva il senso del limite, perché aveva una fede illimitata” – come ha osservato don Romano – un prete dall’obbedienza coerente ed indiscussa al proprio vescovo, dall’amore incondizionato alla Chiesa tutta.

 Gabriele Novelli ed Enrica Bedeschi – centro missionario – webdiocesi