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Miracoli vietati e miracoli riconosciuti

La diffida a non abusare della credulità popolare non è stata inviata — per conoscenza, in quanto Persona informata dei fatti — anche al Creatore, solo perché non è facile reperirne l’indirizzo; ma quando questo piccolo inconveniente burocratico sarà risolto anche Dio potrebbe trovarsi sul banco degli imputati (per abuso di potere, lesa maestà laica o una qualche altra accusa tratta dal fertile genere letterario della fantagiurisprudenza).

Non è la prima volta che succede, come la storia della salvezza ci ricorda, ma stavolta la vicenda ha accenti tragicomici: l’intervento imprevedibile della Grazia è stato giudicato incompatibile con le leggi del codice pubblicitario inglese. «In Gran Bretagna — spiega Gianfranco Amato, segnalando in Rete uno degli esiti più surreali della censura postmoderna — sulla tutela dei consumatori vigila l’Advertising Standards Authority (Asa): e recentemente ha proibito all’associazione cristiana Healing On The Streets (Hots) di dire pubblicamente che attraverso la preghiera è possibile guarire». A Bath, l’associazione Hots è composta da volontari che pregano per i malati, rendendo nota la propria attività su un sito web; secondo l’Autority si tratta di pubblicità ingannevole, «illegittima e irresponsabile», colpevole di «indurre false speranze». Nonostante le intimidazioni subite, Paul Skelton, il fondatore di Hots, ha deciso di ricorrere contro la decisione dell’Asa: altrimenti, di questo passo, «in futuro sarà ancora lecito affermare che i miracoli esistono?». Per ora nessun commento è arrivato dalla Catholic Association, che da più di cento anni organizza pellegrinaggi a Lourdes, ma è evidente che l’esistenza stessa della piccola città dei Pirenei, portando alle estreme conseguenze la logica dell’Asa, potrebbe rappresentare un vulnus insanabile nella tutela dei diritti del consumatore, e, come tale, essere presto dichiarata illegale; è un luogo in cui fatti inspiegabili continuano pervicacemente a succedere, in barba a qualsiasi normativa vigente.

Un luogo sovversivo, questo santuario mariano ottocentesco, che non accenna a passare di moda, e in cui tutto o quasi tutto, dalle realtà visibili a quelle invisibili, si può rovesciare da un momento all’altro nel suo opposto. A partire dalle tante guarigioni che il dottor Alessandro De Franciscis, presidente del locale Bureau des constatations médicales, preferisce definire «inspiegate» piuttosto che «inspiegabili» («sarebbe un atto di presunzione da parte mia» dice a Stefano Lorenzetto in un’intervista pubblicata su «il Giornale» dello scorso 25 marzo).

Anche la carriera di De Franciscis, pediatra napoletano cinquantaseienne specializzato in epidemiologia ad Harvard, è stata ribaltata dall’incontro con la grotta di Massabielle. «Credo di essere il medico più buffo del pianeta — continua il dottore — la gente viene da me non perché sta male ma per dirmi che è guarita. Nel Bureau parliamo di medicina, non di fede o di filosofia. Ciascun medico anche se è ateo, può consultare la cartella clinica e dare un’opinione sul caso. E c’è la massima collegialità nelle decisioni. Agisco come il dottor House: ascolto le varie diagnosi e traggo le conclusioni».

Quali sono i criteri applicati dalla Chiesa per dichiarare un miracolo? «Gli stessi fissati dal cardinale Prospero Lambertini, eletto Papa nel 1740 col nome di Benedetto XIV, quello che concesse l’imprimatur alle opere di Galileo Galilei — risponde il medico — sette criteri di assoluto buon senso, fissati per mettere un freno agli abusi dei nobili, nel cui albero genealogico si rintracciava sempre qualche santo o beato per intervenuto miracolo. Primo: che la malattia abbia una prognosi grave. Secondo: che la diagnosi sia certa. Terzo: che la malattia sia organica. Quarto: che nessuna terapia possa spiegare la guarigione. Quinto: che la guarigione sia istantanea, inattesa e improvvisa. Sesto: che sia completa. Settimo: che sia durevole nel tempo». E la comunità scientifica internazionale accetta questi criteri? «Non c’è conflitto tra fede e scienza. Se io le dico che la signora Danila Castelli era affetta da feocromocitoma, questo è un fatto provato dai vetrini istologici e dalle cartelle cliniche degli istituti universitari dov’era stata ricoverata senza esito alcuno».

«Dal 1858 a oggi, in media un miracolo ogni 840 giorni…» sottolinea Lorenzetto. «Tutto vero, ma sarebbe un errore — gli risponde De Franciscis — soffocare nelle statistiche gli avvenimenti di Lourdes». Il suo «cuore» non sono le guarigioni; «il miracolo di Lourdes è Lourdes». Meglio dirlo adesso in modo esplicito, prima che scriverlo diventi fuorilegge.

  Silvia Guidi – Osservatore Romano