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Meno spazi ma più produttività

In dieci anni l’agricoltura ha perso migliaia di aziende ma la sua produttività non è diminuita. L’indicazione arriva da una fonte inconsueta per il settore: la Società geografica italiana, che ha dedicato un incontro apposta per studiare “I nuovi spazi dell’agricoltura italiana”. Ciò che ne emerge è la testimonianza – se ve ne fosse ancora necessità – della vitalità di un comparto, quello agricolo, troppe spesso relegato in cornici bucoliche oppure descritto come destinato all’abbandono nel giro di poco tempo. La realtà, per molti versi, è invece esattamente al contrario. Anche se i problemi non mancano di certo.
Stando alle rilevazioni dei geografi italiani, nel periodo 2000-2010 il numero delle aziende agricole è diminuito del 32,2%: più del doppio di quanto era accaduto nel decennio precedente. Il risultato è stato una forte accelerazione della razionalizzazione del sistema agricolo nazionale, che, in parole più semplici, ha significato avere meno imprese agricole ma più grandi. Sempre negli stessi dieci anni le superfici agricole utilizzate (la cosiddetta Sau), hanno subito una riduzione di appena il 2,3%. Questo mentre le superfici destinate all’urbanizzazione sono cresciute.
Il risultato? Secondo i geografi si può parlare di un «volto nuovo» dell’attività rurale in Italia: nelle campagne non si produce più solamente cibo e si deve parlare di multifunzionalità, cioè di un’attività che raccorda la produzione di alimenti con il turismo, con la tutela del territorio e dell’ambiente, con la cultura.
I geografi lanciano poi un allarme e un segno di speranza per il futuro. «L’agricoltura – è stato spiegato – ha perso enormi spazi per via della cementificazione ma ha enormi possibilità di contribuire allo sviluppo del Paese. Se esiste un settore fortemente innovativo questo è l’agricoltura». Con tutte le differenza del caso e tutti i problemi ancora da risolvere. In alcune Regioni il processo di concentrazione è stato più consistente che in altre. In Liguria le aziende agricole sono diminuite del 46,1%, la contrazione delle superfici è stata del 32,6%; in Valle d’Aosta si è perso il 41,2% delle aziende e il 22,1% della Sau. Guadagnano invece spazi all’agricoltura la Sardegna e la Sicilia.
Gli agricoltori, poi, continuano ad essere una classe di imprenditori tendenzialmente vecchia; anche se alcuni dati recentemente diffusi fanno pensare che sia per davvero iniziato un ciclo di ringiovanimento del comparto. Gli investimenti agricoli presentano una dinamica evolutiva assai modesta e alcuni indicatori, come quello relativo alle domande di brevetto presentate in ambito comunitario, mostrano il ritardo del Belpaese. Insomma, l’agricoltura ha dalla sua molti “numeri” per continuare ad essere un settore importante e, anzi, per esserlo ancora di più, ma occorre una forte attenzione da parte di tutti per creare le condizioni perché ciò avvenga per davvero.

avvenire.it