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MENO RAGIONE ASTRATTA, PIÙ EMOZIONE VIVA: È LA «NUOVA» SOLIDARIETÀ

di Michel Maffesoli
Essere ‘all’altezza’ del quotidiano significa per Max Weber prendere in conto il ‘non­razionale’ che, ricordiamolo, non equivale semplicemente all’irrazionale, essendo dotato di una propria razionalità e di una propria logica.
  Non ha necessariamente un senso (finalità) preciso, ma un senso (significato) non meno reale. È questo l’aspetto che tutta l’opera di De Certeau mostra. Questo non-razionale Max Weber lo vede all’opera nelle diverse religioni che analizza (protestantesimo, ebraismo, induismo…) e di cui mostra le conseguenze nell’organizzazione economica, politica e ideologica.
  Visto che questo non-razionale è all’ordine del giorno bisogna, secondo la prospettiva teorica di Weber, sviluppare nei suoi confronti una sociologia comprensiva.
  ‘Comprensivo’ non nel significato morale attribuito generalmente al termine, ma in quello più vicino alla sua etimologia, che rinvia alla presa in conto di tutti gli elementi dell’esistenza. Cum prehendere.
  Prendere insieme, prendere con ciò che sono le specificità del ‘vivere­con’, del ‘vivere-insieme’. Al fine di illustrare al meglio questa idea, ricordo il concetto proposto da san Tommaso d’Aquino nella sua Summa Theologiae : habitus . In modo nel contempo semplice e illuminante, come in ogni vera scoperta, egli rammenta che l’ habitus , traducendo ciò che Aristotele chiamava exis , è il modo di ambientarsi in un luogo e adeguarsi a dei modi di vita. Il chierico del Quartiere latino ha così un habit e delle abitudini specifiche rispetto al proprio abitacolo . La stessa cosa varrà per il giurista de l’Île de la Cité che avrà propri habit e abitudini
 in funzione del rispettivo abitacolo.
  Dell’habitus di san Tommaso è necessario rammentare che il cemento sociale, l’etica ( ethos ), si confezionano a partire da questi rituali anodini, quelli della vita di ogni giorno; rituali a loro volta costituenti, pezzo per pezzo, la ‘liturgia’ sociale. Non dimentichiamo che, nel senso etimologico del termine, la leitourgia è l’opera pubblica. Si tratta del ‘servizio pubblico’, dallo spettacolo alle spese militari, grazie a cui una città si costituisce in quanto tale. Bisogna notare, da questo punto di vista, che il laccio comunitario, ovvero il fatto di essere ‘legati’ e di nutrire fiducia per l’altro, si fonda sulla sedimentazione di tutte queste piccole cose. Tale sedimentazione genera, in senso stretto, la cultura.
  Ecco cos’è il ‘legame’ sociale. In modo più classico, possiamo parlare della religiosità del presente come specificità odierna dello spirito del tempo. Se una siffatta ipotesi non è totalmente infondata, se diamo credito a ciò che ‘fora gli occhi’, bisogna allora fare prova di una conversione dello sguardo di cui l’opera di De Certeau testimonia un vivido esempio. Siamo di fronte all’esaurirsi di un ciclo in cui la solidarietà meccanica , nella sua matrice razionale e astratta, lascia il posto alla solidarietà organica, proveniente dal basso e impregnata di forme ‘arcaiche’ (fondamentali, primordiali) e tribali, basato su un sentimento di appartenenza e su emozioni vissute in comune.
  Un’atmosfera proveniente da un processo di connessione in cui la fauna, la flora e ogni tipo di essere vivente entrano in armonia, nel bene e nel male, per costituire un Essere collettivo di cui la condivisione del quotidiano è l’elemento centrale. Una tale atmosfera è al cuore dell’invenzione del quotidiano proposta da Michel de Certeau. A noi il compito di coglierne la sfida! (avvenire 28/2/2010)