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Maternità, l’arte che cambia il mondo

L’idea è suggestiva. Fare un corso di preparazione al parto parlando di arte, perché l’arte, quando è vera, gode degli stessi attributi in positivo della vita nascente: bellezza, dolcezza, luminosità, creatività e via dicendo. E se si vuole ragionare per estensione, la donna incinta è in questo senso non troppo diversa dall’artista, con la sua passione, il suo amore per la “grande opera” che le cresce in grembo, le sue stranezze umorali, le sue debolezze psicologiche, le sue “sofferenze creative”…

Senza considerare che una buona parte di opere d’arte di tutti i tempi e Paesi è dedicata alla maternità, in particolare a quella divina, che in se stessa lega all’ennesima potenza i concetti di bellezza e generazione.
Nasce così (ci si perdoni l’ovvietà) “Partorire con l’arte, ovvero l’arte di partorire”, ciclo di sei incontri a cadenza settimanale, che si tiene a Roma presso il museo di arte contemporanea Maxxi Base a partire da venerdì 5 settembre. Incontri dedicati alle donne in gravidanza e alle coppie, ma aperti a tutti coloro che vogliono approfondire il tema straordinario della creatività che, come già annotava Platone nel Simposio, accomuna il generare col corpo al generare con l’anima.

E poiché si tratta di accompagnare le donne al parto, oltre a storici, collezionisti, critici dell’arte e artisti, ampio spazio verrà dato agli incontri di natura medico-scientifica con ginecologi, ostetriche, psicologi e pediatri, presenti con delle relazioni, ma anche per dialoghi personali.
Una strada mai percorsa prima, frutto di un’idea di Antonio Martino, ginecologo dell’ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma (con 4.400 nati l’anno è il terzo ospedale d’Italia come numero di parti) oltre che collezionista di arte contemporanea, con la collaborazione di Miriam Mirolla, psicologa dell’arte e docente all’Accademia di belle arti di Roma. Ricchissimo il comitato scientifico con Francesco Buranelli, segretario della Pontificia commissione per i Beni culturali della Chiesa, Claudio Strinati, storico dell’arte, Ginevra Cascelli, ostetrica e antropologa, Irene Martini, biologa, Francesco Nucci, neurochirurgo, Claudia Roberti, chirurgo. E fra i relatori non mancano gli artisti come Luigi Ontani, Mario Airò, Paola Gandolfi, Jannis Kounellis e altri, che per l’occasione realizzeranno un’opera dedicata alla maternità, nella prospettiva, ci ha spiegato Martino, che presto l’iniziativa possa essere corredata da un sua vera e propria esposizione itinerante di arte contemporanea.

«L’arte – sottolinea Martino – raggiunge il suo scopo quando riesce a essere presente nel quotidiano delle persone. Non deve restare relegata nei musei e nelle collezioni private, ma deve poter servire concretamente all’umanità. Me ne sono reso conto man mano che maturavo l’idea di unire il mio lavoro di ginecologo alla passione per l’arte. Per questo al corso porterò alcuni dei dipinti della mia collezione, come Gravida di Aurelio Bulzatti. Del resto è provato scientificamente che la bellezza dell’arte e della musica è di vantaggio alle donne in gravidanza. Io stesso, dopo aver fatto nascere oltre cinquemila bambini, ho potuto riscontrarlo. Una simile iniziativa che porta la preparazione al parto fuori dall’ospedale e all’interno di un museo può anche contribuire a ridurre l’eccessiva medicalizzazione della gravidanza.

E poi, in un momento storicamente difficile come quello che stiamo vivendo diventa ancor più significativo riaffermare l’amore per il bene, per il bello e per la vita che nasce. Coltivare la cultura e la sensibilità per l’arte e per il bello aiuta nei rapporti interpersonali: questo vale per i medici nel confronto coi malati e nella coppia nel rapporto di relazione e in quello con i figli».

Sulla stessa lunghezza d’onda si muove Miriam Mirolla: «La psicologia dell’arte lavora su quello spazio posto fra lo stimolo estetico dei capolavori dell’arte e ciò che l’osservatore ne coglie finendo per modificare la coscienza che ha di se stesso e del rapporto con la vita. Questo è quello che si chiama il senso profondo dell’opera d’arte, che è capace di parlarci se va a rispondere alle nostre domande più intime ed essenziali. È in questo modo che la coscienza del bello può cambiare le persone. È così che l’arte e il museo possono aiutare le donne incinta spesso chiuse nel loro isolamento, perché sono luoghi della creatività e delle relazioni. La coscienza del bello è essenziale per acquistare fiducia nella vita e nel futuro. È la forza di questa iniziativa, vera provocazione in un mondo che non ama né la vita né il bello».

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