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Maria Assunta: caparra dell’«oltre» da anticipare

Maria assunta in cielo. Pio XII (1/11/1950) definì verità di fede che l’umanità perfetta, vittoriosa sulla morte, si è già realizzata non solo in un umano “maschio”, Gesù di Nazareth, ma anche in un umano “femmina”, Maria di Nazareth. Dal 1870 primo e unico uso formale dell’infallibilità della Chiesa applicata al Successore di Pietro. L’Assunta: roba d’altri tempi? Ferri vecchi di superstizioni bigotte e inguaribili? Forse no. Suprema esaltazione cristiana del femminile, sia pur teorica e da far seguire da atti concreti. È anche chiaro che l’anelito all'”oltre” la morte, al superamento dei limiti di spazio e tempo, pareti apparentemente invalicabili del nostro vivere, è più vigoroso che mai e anche oggi interpella chi pensa nel sì o no a questo “oltre”. Su “Panorama” in edicola (14/8, pp. 82-86) Umberto Veronesi dice il suo “no”, e vuol pensare solo all’aldiqua. È libertà. Lo è anche, domenica – “Corsera, La Lettura”, p. 4, “La speranza, oppio dei popoli” – quella di Corrado Ocone negativo su ogni anelito all'”oltre”, che tuttavia mostra che esso è vivo ovunque. Finito? No. Stesso giorno, “Unità” (p. 1 e 17: “L’aldilà e l’aldiquà”) c’è Massimo Adinolfi sul fatto che qualcuno negli Stati Uniti ha consegnato un assegno di 5 milioni di dollari al filosofo John Fisher perché compia «una indagine sulla immortalità». E l’immortalità cristiana non nega la morte: le dà un senso e ne misura il superamento. Ecco l’annuncio: alla luce di Gesù di Nazareth non immortale, ma morto e risorto, e con Lui l’Assunta è caparra per tutta l’umanità, di uomini maschi e femmine, chiamati a vivere l’aldiquà preparando in esso – amore, giustizia, pace, fraternità, solidarietà – anche l’aldilà. Buona Festa!

a cura di Gianni Gennari – avvenire.it