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Maltempo e siccità hanno portato alla crisi della frutta estiva italiana

Il clima pazzo colpisce la ricchezza prodotta dai campi. L’agricoltura è infatti l’unico settore a fare registrare un calo del valore aggiunto. Il motivo principale è proprio l’andamento climatico avverso di queste ultimi tempi: prima grandi siccità, poi violenti piogge. Il conto lo ha fatto Coldiretti stimando fino ad oggi danni superiori ai due miliardi di euro. È la constatazione economica e concreta della presenza – oltre alla terra, al capitale e al lavoro –,
del quarto fattore della produzione in agricoltura: il clima.
La mancanza di acqua – ha spiegato l’organizzazione dei coltivatori diretti –, ha colpito tutte le produzioni, dagli ortaggi alla frutta fino ai cereali, ma anche i vigneti e gli uliveti ed il fieno per l’alimentazione degli animali per la produzione di latte. È esplosa così la crisi per la frutta estiva con le quotazioni che non coprono i costi di produzione e mettono in forse la vita di molte aziende. Secondo elaborazioni condotte sulle rilevazioni dell’Ismea (che si occupa di monitorare l’andamento dei mercati agricoli), le quotazioni rispetto allo scorso anno sono in calo dal 20% per le pesche al 34% per i cocomeri, dal 44% per i meloni al 45% per i cavolfiori. In questo modo, la cosiddetta “forbice dei prezzi” (cioè la distanza fra prezzi alla produzione e prezzi al consumo), si è allargata ancora di più. Colpa, secondo i produttori, anche delle «pratiche commerciali sleali lungo la filiera». «I prezzi della frutta – viene spiegato – aumentano di 3-4 volte dal campo alla tavola con i centesimi pagati agli agricoltori che diventano euro per i consumatori». E non solo, perché stando alle rilevazioni sull’inflazione, mentre al consumo i prezzi salgono, alla produzione, come si è visto, scendono paurosamente.
Da tutto questo le conferma, da parte degli agricoltori, della necessità di dotare il settore di strumenti ancora più potenti di informazione al consumo e di controllo lungo il cammino del prodotto dal campo alla tavola. Se ne è parlato molto in queste ultime settimane, ma l’estensione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della frutta trasformata in conserve e succhi, è, per esempio, una delle necessità più sentite, così come quella di aumentare i controlli sull’ortofrutta fresca di importazione. In giorni di gran caldo come questi, seguiti da altrettanto grandi grandinate, si leva poi dai campi un nuovo appello: occorre «salvare il frutteto Italia». Coldiretti chiede addirittura un impegno di filiera per intervenire su un patrimonio produttivo che negli ultimi quindici anni si è ridotto di oltre 140mila ettari. Una tendenza che fa presagire la perdita da parte del nostro Paese del primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea.

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