Maggio, il mese di Maria. Dieci santuari mariani… con vista mozzafiato sul mare

Il santuario della Madonna dell’Angelo, a Caorle (postcardtrip/Pixabay)
avvenire

Forse è impossibile elencare davvero tutte le chiese, le cappelle, le statue dedicate a Maria che si affacciano sul mare, che siano su spiagge, in cima a scogli o appollaiate in vetta a veri e propri monti. Ogni luogo ha la propria storia, le proprie tradizioni, i propri miracoli. Ogni luogo è ancora al centro di una grande devozione popolare. La selezione che proponiamo qui è evidentemente parziale: ma vuole essere soprattutto un invito alla scoperta, tra spirito, natura e arte, proprio nel mese di maggio tradizionalmente dedicato a Maria.

Il santuario di Santa Maria di Leuca (www.basilicaleuca.it)

Il santuario di Santa Maria di Leuca (www.basilicaleuca.it)

Santa Maria de Finibus Terrae, Santa Maria di Leuca

Come dice il nome stesso, il santuario di Santa Maria de Finibus Terrae a Santa Maria di Leuca è sull’ultima propaggine del Salento, sul promontorio dove mar Ionio e mar Adriatico si incontrano.
La prima chiesa fu costruita agli albori del cristianesimo, sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla Dea Minerva. Per la sua posizione geografica, il santuario fu oggetto di continue distruzioni e saccheggi da parte dei Turchi e Saraceni. L’edificio attuale è il sesto ed è stato eretto nel XVIII secolo. Dal 7 ottobre 1990 il santuario è stato eletto a basilica minore.
Qui, secondo una tradizione, sarebbe qui approdato san Pietro, arrivando dalla Palestrina. Il passaggio dell’apostolo è celebrato dalla grande colonna corinzia eretta nel 1694 sul piazzale del santuario.

L'isola di San Nicola con il santuario di Santa Maria a Mare (Wikicommons)

L’isola di San Nicola con il santuario di Santa Maria a Mare (Wikicommons)

Abbazia santuario di Santa Maria a Mare, isole Tremiti

In cima all’isola di San Nicola, dal cui sperone roccioso domina il magnifico mare delle Tremiti, l’abbazia di Santa Maria a Marea fu costruita nel 1045 dai benedettini, divenendo presto un santuario particolarmente amato. Modificata nel Quattrocento è uno dei gioielli dell’architettura dell’Italia centromeridionale.
All’interno si possono ammirare il magnifico pavimento a mosaico della navata centrale e il trecentesco monumentale Crocifisso ligneo, oggetto di grande devozione.

Il santuario della Madonna dell’Angelo, a Caorle (Cristian Ferronato'Pixabay)

Il santuario della Madonna dell’Angelo, a Caorle (Cristian Ferronato/Pixabay)

Santuario della Madonna dell’Angelo, Caorle

Il santuario della Madonna dell’Angelo a Caorle sembra avvolto dall’abbraccio del mare. Un abbraccio a volte troppo forte: a causa delle violenza dei flutti la chiesa è stata ricostruita più volte. Quella attuale è un edificio dall’eleganza classica tipica dell’architettura veneta del Settecento, è caratterizzato da un bel campanile romanico del XIII secolo.

Inizialmente la chiesa era intitolata a San Michele arcangelo (una statua cinquecentesca è tuttora presente nell’edificio). Secondo la tradizione però alcuni pescatori trovarono una statua della Vergine che galleggiava sul mare e la portarono verso la spiaggia vicina alla chiesa dell’Angelo. La statua era posta sopra un blocco di marmo, ancora oggi custodito nel santuario, così pesante che nessuno era in grado di trasportare l’immagine dentro il santuario. Il vescovo decise allora di fare provare a dei bambini che, con la loro innocenza, riuscirono a sollevare la statua e a trasportarla in chiesa.
La festa della Madonna dell’Angelo santuario cade la seconda domenica settembre di ogni 5 anni (la prossima sarà nel 2020), ma fino a qualche decennio si celebrava una volta ogni 25 anni. La statua viene portata in una processione di barche a bordo di una caorlina, barca a remi tipica della laguna di Venezia.

Il santuario di Monte Grisa, a Trieste (www.turismofvg.it)

Il santuario di Monte Grisa, a Trieste (www.turismofvg.it)

Tempio Nazionale a Maria Madre e Regina di Monte Grisa, Trieste

Il santuario mariano di Monte Grisa, che domina il golfo di Trieste, è inconfondibile con la sua forma a M e la caratteristica struttura portante in cemento armato a triangolo che ne hanno fatto una delle fotografate tra le chiese moderniste.
Nel 1945 l’arcivescovo di Trieste Antonio Santin fece un voto alla Madonna per la salvezza di Trieste minacciata di distruzione dagli eventi bellici. Finita la guerra, nel 1948 monsignor Strazzacappa propose di realizzare, con l’intervento di tutte le diocesi d’Italia, un tempio di interesse nazionale dedicato alla Madonna. Nel 1959, Papa Giovanni XXIII decise che il Tempio sarebbe stato dedicato a Maria Madre e Regina come simbolo di pace e unità tra tutti i popoli.
Da aprile a settembre di quell’anno ebbe luogo il cosiddetto “pellegrinaggio delle meraviglie”: la statua della passaggio della Madonna di Fatima attraversò varie città italiane e raggiunse Trieste, accolta dall’arcivescovo, il 17 settembre 1959 e due giorni dopo fu posta la prima pietra del grande tempio. Il santuario fu consacrato il 22 maggio 1966.

Il santuario di Nostra Signora di Montenero a Riomaggiore, nelle Cinque Terre (Terensky'Panoramio'Wikicommons)

Il santuario di Nostra Signora di Montenero a Riomaggiore, nelle Cinque Terre (Terensky/Panoramio/Wikicommons)

Santuario di Nostra Signora di Montenero, Riomaggiore

Il santuario di Nostra Signora di Montenero a Riomaggiore, in provincia di La Spezia può essere raggiunto solo attraversando vigneti e macchia mediterranea lungouna mulattiera chiamata “La Via Grande”, su cui si dispongono tredici edicole votive dedicate alla Madonna donate dalle famiglie del borgo. La chiesa, uno dei santuari delle Cinque Terre, è collocata su un promontorio che si alza per 340 metri sul livello del mare, con una indimenticabile vista dall’Isola del Tino fino a Punta Mesco.
Le prime notizie documentate risalgono al XIV secolo, ma la tradizione popolare vuole che il santuario sia stato costruito dagli abitanti di Riomaggiore dopo un’apparizione della Vergine alla giovane Maria del Paladino nel 790.
La chiesa è stata ristrutturata più volte. L’aspetto attuale risale alla metà del XIX secolo. All’interno è venerata un’immagine della Madonna del XVI secolo che ha preso il posto di una icona bizantina. 
Il sabato che precede la Pentecoste il santuario è raggiunto da una processione. Nell’occasione e fino al lunedì vengono esposti “Gli ori di Montenero”, una collezione di ex voto.

La chiesa della Santissima Annunziata a Vico Equense (Amadalvarez'Wikicommons)

La chiesa della Santissima Annunziata a Vico Equense (Amadalvarez/Wikicommons)

Chiesa della Santissima Annunziata, Vico Equense

Non è propriamente un santuario ma questa chiesa è troppo bella per non essere compresa nel “tour”. Cattedrale della diocesi di Vico Equense fino al 1818 (anno della soppressione della diocesi), è uno dei pochii esempi di architettura gotica, per quanto rimaneggiata, della costiera sorrentina. La facciata barocca risale alla fine del XVIII secolo e il campanile quadrato del XVI secolo, a picco sul mare, si inseriscono perfettamente in un panorama mozzafiato che culmina nel cono del Vesuvio.
Santuario dell’Avvocata a Maiori (Salerno)
Piccolo, semplice, unico: è il santuario dell’Avvocata a Maiori, situato a oltre 800 metri di altezza sul Monte Falerzio, detto anche Monte Avvocata, su una terrazza che sembra un grande pulpito sopra la Costiera Amalfitana e sull’intero Golfo di Salerno. Questo santuario che è insieme di montagna e di mare è raggiungibile solo tramite sentieri che partono da Cava de’ Tirreni, Cetara e Maiori, percorrendo in parte l’Alta via dei Monti Lattari.
Secondo la tradizione, la Madonna è apparsa in sonno nel 1485 a un pastore chiedendogli la costruzione del santuario. Il giovane eresse un primo altare e poi, da dal 1503, venne costruita una chiesa, alla quale si affiancò presto una comunità di monaci.
Il pellegrinaggio alla Madonna dell’Avvocata si svolge il lunedì di Pentecoste: i fedeli di tutta la Campania si radunano per salire fino in cima al santuario accompagnati dal ritmo delle tammorre (un tamburo tipico della musica popolare campana). In genere la salita avviene di domenica, per poi accamparsi sul pianoro, o alle prime luci dell’alba del lunedì. A mezzogiorno i canti e i balli si arrestano e al ritocco delle campane viene portata in processione la Madonna sulla quale viene fatta cadere una pioggia di petali di rose.

Il santuario della Madonna del Tindari, a Patti (www.santuariotindari.it)

Il santuario della Madonna del Tindari, a Patti (www.santuariotindari.it)

Santuario della Madonna del Tindari, Patti

Il santuario della Madonna del Tindari è uno dei più amati di tutta la Sicilia. Sorge in cima al colle omonimo che domina i laghetti di Marinello (un’area lagunare che costituisce gli ultimi esempi di ambiente salmastro costiero presenti nella Sicilia nord orientale. Tutta l’area è riserva naturale .
Il sito testimonia una storia lunghissima, dalla colonia greca di Tyndaris ai bizantini al medioevo svevo fino all’epoca aragonese. Accanto al grande santuario nuovo (la cui costruzione risale tra gli anni 50 e 70 del Novecento) c’è il santuario antico, ricostruito nel Cinquecento dopo le demolizione operate dagli arabi.
Testimone della cultura visiva bizantina è la statua medievale della Vergine venerata nel santuario, una magnifica Maestà lignea. Secondo la tradizione, la scultura della Madonna bruna era nascosta a bordo di una nave proveniente dall’Oriente, in fuga dalle distruzioni iconoclaste. L’immagine sacra impedì alla nave di ripartire dopo che si era rifugiata nella baia di Tindari per sfuggire a una tempesta che sorta improvvisamente.

Il santuario della Madonna di Capo Colonna, Crotone (Mboesch/Wikicommons)

Santuario Madonna di Capo Colonna, Crotone

Una facciata bianca contro il blu del cielo e del mare, il santuario della Madonna di Capo Colonna si trova nei pressi del tempio greco dedicato a Hera Lacinia, del quale oggi rimane un’unica colonna dorica (da cui il nome del capo, che determina il limite occidentale del golfo di Taranto).

La chiesa è piccola e semplice ed è di antica fondazione, l’aspetto attuale risale alla fine del XIX secolo. Il santuario custodiva una veneratissima icona (bizantina per la tradizione, ma molto probabilmente assai più recente) che rappresenta la Vergine, in piedi, mentre allatta il bambino.
L’immagine sacra è testimoniata per la prima volta nel 1519, in occasione della descrizione del suo primo miracolo: secondo la tradizione una banda di turchi la vide nel santuario e cercò di bruciarla senza successo. Inferociti la gettarono in mare, dove venne quindi miracolosamente ritrovata.
L’icona è divenuta patrona della diocesi e della città di Crotone, nel cui duomo è custodita. Ogni sette anni l’immagine è al centro di una grande festa, che quest’anno cade in concomitanza con i 500 anni del ritrovamento. Nella terza domenica di maggio la Madonna andrà in pellegrinaggio a piedi verso il santuario di Capocolonna mentre il primo di giugno una messa sul promontorio per ricordare lo storico assalto alle coste subito dai turchi.

Il santuario di Santa Maria dell'Isola, a Tropea (Argentino Becci'Pixabay)

Il santuario di Santa Maria dell’Isola, a Tropea (Argentino Becci/Pixabay)

Santa Maria dell’Isola, Tropea

Fino a qualche secolo fa lo scoglio su cui sorge era circondato dal mare: per questo si chiama Santa Maria dell’Isola. Il santuario è uno dei luoghi simbolo della Calabria.
Nel corso dei secoli, anche a causa di terremoti, il complesso ha subito vari rifacimenti, l’ultimo dei quali risale al 1908. Secondo alcuni storici, il primo nucleo è legato all’insediamento di eremiti greci: la città di Tropea come tutta la Calabria, infatti, era posta sotto la giurisdizione ecclesiastica di Bisanzio e, dunque, di rito greco fino all’arrivo dei Normanni (1040). Intorno all’anno 1066 la chiesa di Santa Maria dell’Isola fu donata da questi ultimi all’abate di Montecassino, Desiderio, divenuto poi papa Vittore III. Ancora oggi, il santuario e tutto lo scoglio dell’Isola sono proprietà dell’abbazia di Montecassino.

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