Londra. Jawahir, la arbitra con il velo: dalle bombe della Somalia al calcio

Jawahir Roble ha 25 anni (mvslim.com)

Avvenire

Dalle bombe in Somalia ai campi di calcio londinesi. La storia di Jawahir Roble, 25 anni, è quella di un primato: la giovane appassionata di calcio sin dall’infanzia è la prima ragazza nera, musulmana, col velo, diventata ‘refereè, arbitro superiore, in Gran Bretagna. Un percorso portato avanti con successo grazie all’entusiasmo e alla forza di volontà che la caratterizzano, sfidando stereotipi e barriere socio-culturali. Jawahir Roble, ‘JJ’ per gli amici, è scesa in campo anche per essere da esempio ad altre ragazze musulmane, ma non solo. Ora il suo sogno più grande è quello di raggiungere i massimi livelli di arbitraggio, dalla Premier League femminile fino alla Uefa Champions League e ai Mondiali Fifa.
Una storia cominciata nella città di origine, Mogadiscio, dalla quale Jawahir scappò con i genitori e otto fratelli in piena guerra civile, nel 2004, ottenendo lo status di rifugiato in Gran Bretagna. Con la famiglia si è stabilita a nord di Londra, nei pressi dello stadio di Wembley, e già ai tempi della scuola elementare, quando studiava sodo per imparare l’inglese, la giovane somala aveva una sola idea in testa: giocare a calcio. Del resto, ricorda la sua cugina, Bishara Mohamed, “se Jawahir era capace di giocare a calcio sotto le bombe, figuriamoci qui, è più facile e sono certa che avrà successo”.
Uno sport poco “idoneo”per una ragazza che indossa gonne e hijad, minuta e di piccola statura, hanno valutato i suoi genitori che, però, si sono dovuti arrendere nel vedere la figlia alzarsi presto nei fine settimana per calciare nel pallone, partecipare col sorriso stampato sul volto ad interminabili tornei di calcio senza mai lamentarsi per la stanchezza.

Da adolescente ha avuto l’opportunità di allenare e seguire dei ragazzini sui campi di calcio, diventando un punto di riferimento anche per le squadre di alcune scuole. Lo faceva in modo volontario e informale, ma sempre con dedizione ed entusiasmo, anche se più di una volta è stata discriminata su base razziale e perchè donna, guardata storto da alcuni genitori riluttanti. Anche grazie al sostegno di chi la stima ha deciso di formarsi in modo professionale per ottenere dalla federazione la qualifica di “refree”, un arbitro superiore al quale i giocatori possono far ricorso se si ritengono danneggiati dall’arbitro di un singolo incontro. Ora ha già raggiunto il sesto livello di qualifica.
Jawahir è stata la ‘refereè ai giochi femminili dell’università pubblica londinese, la City University, dove studia scienze informatiche. Nel novembre 2017 il quotidiano Daily Telegraph l’ha decretata “miglior referee in Inghilterra” e gli è stato assegnato il ‘Respect Awards’ per il suo impegno come volontaria dell’organizzazione caritativa Football Beyond Borders (Fbb). Arbitra partite maschili amatoriali a 11, impegno per il quale viaggia spesso e viene remunerata ogni volta circa 40 euro, tutte occasioni per testare la sua abilità e resilienza. “Da quando ho cominciato, mio padre mi dice sempre: stai attenta, qua fuori ci sarà chi ti odierà. Ma io mi vedo come una persona forte e se qualcuno mi insulta, non mi sconvolgo. Penso solo che si tratti di ignoranti” commenta Jawahir ai media britannici.

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