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«Lombardia, italiani i nuovi poveri»

MILANO. Più italiani che stranieri.

Per la maggior parte disoccupati, giovani, diplomati o laureati, in alcuni casi padri separati.Tutti ugualmente strozzati dai debiti e incapaci di arrivare alla fine del mese. Questo è l’identikit dei ‘Nuovi poveri figli della crisi’, così come è stato tracciato dal rapporto 2009 dell’Ores, presentato ieri a Milano. Lo spaccato dell’Osservatorio regionale sull’esclusione sociale, che emerge attraverso interviste a un campione di 246 enti non profit su 1.587 soggetti attivi nel comparto, «parla di una Lombardia sotto il peso della disoccupazione – come ha commentato il direttore Luca Pesenti – che fa più fatica del solito a riprendersi». Dati alla mano, infatti, nel 2009 la povertà è andata al galoppo, costringendo 32 mila nuovi bisognosi (nel 2008 erano 25 mila) a bussare alle porte delle associazioni di volontariato per avere un piatto caldo e un letto su cui dormire ma anche abiti, medicine e sussidi in denaro. Queste, del resto, sono le principali richieste che avanzano i ‘poveri per la prima volta’, ossia coloro che prima un lavoro ce l’avevano, ma che per colpa della crisi sono scivolati nella povertà. Sono proprio gli italiani i più colpiti dallo tsunami occupazionale, tanto che, lo scorso anno, sono stati il 55,7% delle persone che hanno chiesto aiuto al mondo del non profit, mentre gli immigrati sono stati il 44,3%. Nel 2008 la tendenza, invece, era opposta: gli stranieri erano il 65,6% e i gli italiani il 34,4%. Una percentuale che avrebbe scavalcato quella degli immigrati soprattutto a causa della crisi del mercato del lavoro». Anche in questo caso i dati non lasciano dubbi: se, nel 2008, il numero di assunzioni in Lombardia è stato di 2,2 milioni, nel 2009 è sceso a 1,5 milioni. Sono invece cresciuti i contratti flessibili: nel 2008 erano il 67%, nel 2009 sono stati il 69%. A pagare il prezzo più salato è stata la categoria dei lavoratori atipici, anzitutto gli interinali. Di questi ultimi, si è trattato in prevalenza di giovani al di sotto dei 35 anni. In 85 mila, dal 2008 al 2009, non si sono rivisti rinnovare il contratto. Da una ricerca l’identikit-choc dei «figli della crisi»: giovani, laureati, senza lavoro (avvenire)