Crea sito

Lo Charpentier di William Christie. Così rinacque la musica antica

L’incisione discografica della tragedia biblica David et Jonathas di Marc-Antoine Charpentier (1643-1704) diretta da William Christie risale al 1988 – tre secoli esatti dopo la prima esecuzione dell’opera, andata in scena a Parigi il 28 febbraio 1688 – quando i nomi dell’ensemble vocale e strumentale Les Arts Florissants e dei cantanti Gérard Lesne, Monique Zanetti, Dominique Visse e Véronique Gens erano poco più di una promessa che si affacciava sul mondo della cosiddetta musica antica e non le stelle luminose che oggi brillano nel firmamento internazionale, ma che già venticinque anni fa sono riusciti a imprimere un sigillo di alta qualità su una pubblicazione tuttora considerata modello di assoluto riferimento all’interno della discografia dedicata al maestro francese (2 cd ristampati in edizione economica da Harmonia Mundi e distribuiti da Ducale).
Si tratta appunto di una tragédie biblique, strutturalmente e formalmente più vicina all’opera teatrale che all’oratorio sacro, in cui arie solistiche, simphonies ed episodi corali (mancano praticamente del tutto i recitativi) vengono inframmezzati da raffinati numeri di danza chiamati a vivacizzare la fondamentale staticità del libretto ispirato alle vicende (tratte dal Primo libro di Samuele) che riguardano le alterne fortune del re Saul (primo monarca d’Israele), la morte di suo figlio Gionata durante la battaglia contro i Filistei, le peregrinazioni e il trionfo finale di Davide. Non c’è infatti praticamente azione ma un complesso gioco delle parti in questa sorta di dramma psicologico che Charpentier articola in un prologo e cinque atti, dove vengono proiettati in primo piano il carattere e il temperamento di ognuno dei protagonisti principali coinvolti nella trama; un intreccio che Christie dipana con estrema abilità e conduce sempre con eleganza tutta barocca, esemplare nel tratteggiare in punta di bacchetta i contrasti personali e gli intrighi politici, il groviglio di sentimenti e di affetti contrastanti, rivelando i particolari più nascosti di questa sontuosa partitura dalla forte identità drammaturgica, che esalta lo stile e la vena creativa del più prolifico autore di musica sacra ai tempi del Re Sole, ma anche del più “italiano” dei compositori francesi.
avvenire.it