Crea sito

Liturgia 28 Aprile: Commento su Atti 14-21b-27; Salmo 144(145); Apocalisse 21,1-5a; Giovanni 13,31-33a.31-35

«Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35). Aveva ragione Papa Giovanni: non dobbiamo lasciare spazio ai profeti di sventura. Per questo, nonostante l’angoscia presente nella nostra esistenza umana, nonostante la crisi sociale, politica e soprattutto morale che ci attanaglia, non possiamo non rilevare oggi la totale irriducibilità della Parola, di “questa” Parola dell’evangelo di Giovanni. Amatevi come io vi ho amato. Impossibile raggiungere certe vette d’amore, ma almeno dobbiamo provarci…

In questi tempi difficilissimi da vivere, quando il futuro pare essere degradato da tesi a ipotesi, tempi bui e feroci, nei quali l’ideologia s’affanna scompostamente nel tentativo estremo di salvare quei miti che stanno denunciando tutta la loro debolezza, la parola dell’amore è l’unica che può offrire un orizzonte di salvezza. I miti ambivalenti, dal volto minaccioso, ma dai nomi rassicuranti, come pace, equilibrio, valori non negoziabili, libertà, progresso, di cui ci riempiamo la bocca e ci svuotiamo il cuore, e per i quali siamo anche disposti a sopportare le sopraffazioni dei prepotenti ed il cinismo del potere, hanno perso tutta la loro credibilità. Se nel loro nome non abbiamo eccessive difficoltà a giustificare qualche manciata di morti, subito rimossi dalla nostra già distratta coscienza, la parola dell’evangelo dice a ognuno di noi, alle nostre famiglie, alle nostre comunità che dalla morte nasce solo la morte, ed è solo dall’amore che si ricrea la vita.

L’amore… Dov’è possibile oggi sperimentarlo nella sua integralità, nella sua ristrutturante potenzialità, nella sua capacità di farci persona, di trasmetterci una costante disponibilità al dialogo? Non esiste, certo, parola più consunta, più abusata e nel contempo più marginalizzata, più tradita e più sconsacrata…

Nella natura, cantata un tempo dai poeti come luogo di pace, l’amore è stato estromesso, per questo essa viene vissuta con modalità conflittuali. Oggi è il luogo del nucleare, delle nubi tossiche, dell’acqua avvelenata, delle postazioni missilistiche. La profezia di Isaia, la trasformazione delle spade in aratri, è ancora ben lontana dall’essere realizzata… In politica, luogo privilegiato per la costruzione della civitas, per il perseguimento del bene di tutti, l’irriducibile contrapposizione tra amici e nemici viene non solo teorizzata, ma attuata con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Nella vita privata, di coppia e di famiglia, in cui centrale è l’esperienza dell’affettività, i rapporti interpersonali sono generalmente fondati sull’accentuazione delle diseguaglianze, sul rifiuto della diversità come risorsa della comunione, sui rapporti di potere più che sulla reciprocità del dono.

Se questo è il quadro di riferimento, su questo amore tradito nessuno si aspetti una parola prudente, melliflua, disincarnata, adattabile a tutto e al contrario di tutto. Prima di proclamarlo, l’amore dobbiamo viverlo senza abusi di parole.
Dalla morte non nasce che la morte… Dalla crisi di un’autentica e disarmata cultura di vita e di dialogo, dal rifiuto ostinato della ragione non può che derivare una concezione rozza della storia, interpretata e vissuta secondo parametri dettati da pregiudizi ideologici. Dietro al rombo degli aerei da guerra che improvvisamente interrompono l’inquieta gioia di vivere della povera gente, nel bagliore sinistro delle bombe che squarciano le case degli inermi, non ostiniamoci a cercare alibi per la nostra cattiva coscienza. Come il canto del gallo sono solo l’annuncio di un tradimento. Ma possono diventare l’inizio di un cammino di conversione. Se il deficit d’amore può essere attribuito solo alla nostra vita, è nella nostra vita che deve iniziare un progetto di riscatto.

Per questo nessuno ci troverà a fianco di chi ha ancora il macabro coraggio di discettare se una guerra è giusta o ingiusta, se la ritorsione possa essere considerata legittima difesa e atto di prevenzione. Odio e morte non cambiano natura a seconda della bandiera in cui vengono avvolti.

Dobbiamo – ed è urgente – ricominciare con l’amore. All’interno della coppia, anche quando una crisi incomincia ad avvolgerci in un’ombra inquietante. In famiglia. Giudicare la realtà attraverso l’amore. Per mezzo dell’amore trasformare questa realtà di morte. E se anche la politica è il luogo in cui esso viene tradito, allora l’amore deve acquistare una valenza politica. Che è altra cosa dello spaccare tutto per ricostruire, della politica del “tanto peggio, tanto meglio”.

Se l’amore, grazie allo sforzo delle coppie, delle famiglie, delle comunità di fede, non riguadagnerà il suo diritto di cittadinanza nella storia, se l’amore per i “nemici” non si trasformerà in opzione politica, se il diverso continuerà ad essere esorcizzato, se ognuno di noi non si sentirà parte vivente del cuore dell’altro, il futuro sarà davvero solo un’ipotesi.

“Pace” (autentica, quella cantata da Francesco d’Assisi) ed “amore” sono modi diversi per indicare lo stesso progetto, “nuovi cieli” e “nuova terra”. E se la storia è il luogo del peccato, essa deve diventare il luogo della riconciliazione.

Traccia per la revisione di vita

– Quando in coppia, in famiglia, nella comunità cristiana, nella società dobbiamo assumere una decisione, a livello personale, ecclesiale, sociale e politico, sappiamo far risuonare in noi la Parola di Dio e lasciarci giudicare da essa nelle nostre scelte?

– L’amore per la nostra coppia e la nostra famiglia appartiene all’area del sentimento o a quello della volontà?

– Nei nostri atteggiamenti in coppia, in famiglia, nella comunità cristiana, nella società, quanto siamo guidati dal desiderio di potenza, dalla ossessione per la visibilità, dal conformismo, o non piuttosto da un sentimento di amore per l’altro, di umiltà, di disponibilità all’ascolto della coscienza e dello Spirito che attraverso essa ci parla?

Luigi Ghia FAMIGLIA DOMANI