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Libertà di stampa. L’Unesco: uccisi 530 reporter in 5 anni

Una manifestazione in ricordo dell'attentato nei giorni scorsi a Kabul, in Afghanistan, in cui sono rimaste vittime 24 persone, tra le quali nove giornalisti (Ansa)

Una manifestazione in ricordo dell’attentato nei giorni scorsi a Kabul, in Afghanistan, in cui sono rimaste vittime 24 persone, tra le quali nove giornalisti (Ansa)

Sono 530 i giornalisti uccisi negli ultimi cinque anni e l’impunità dei crimini commessi contro di loro tocca 9 casi su 10. Di questi, 166 erano giornalisti televisivi, 142 appartenevano alla carta stampata, 118 erano impiegati in radio, 75 lavoravano per testate on line e 29 appartenevano a piattaforme di comunicazione incrociata. Inoltre si è registrato negli ultimi anni un aumento di altre forme di violenza contro i giornalisti che includono il rapimento, la sparizione forzata, la detenzione arbitraria e la tortura. È quanto emerge dai due ultimi report dell’Unesco sui trend globali relativi alla libertà di espressione e allo sviluppo dei media e sulla ridefinizione delle politiche culturali, al centro della conferenza per la 25esima Giornata mondiale per la libertà di stampa che si tiene ad Accra, in Ghana.


I due report, “World trend in freedom of expression and media development” e “Re-shaping cultural policies”, analizzano quattro fattori legati al mondo dei mass media: la libertà, l’indipendenza, la sicurezza e la pluralità. In particolare, esaminano la situazione della libertà di espressione, creazione, accesso alle informazioni e alla vita culturale e la protezione delle principali e fondamentali libertà. I due documenti forniscono anche notizie aggiornate, statistiche e dati sulle nuove sfide del giornalismo e della comunicazione e sull’implementazione degli obiettivi delle Nazioni Unite per l’Agenda di sviluppo 2030, a partire dall’aumento dei cosiddetti “Internet shutdowns”, la chiusura della rete in diversi Paesi del mondo e più volte durante l’anno con lo scopo di impedire la diffusione di notizie, foto e video. Dai dati raggruppati nei report risulta che il numero è salito dai 18 del 2015, ai ben 56 “shutdown” del 2016.


Nel complesso i due report dimostrano che nel mondo “il giornalismo è sotto attacco” e se il pubblico che ha accesso alle informazioni è oggi più ampio, sono cresciute anche le occasioni che facilitano odio, misoginia, e soprattutto le non verificate e dilaganti “fake news”, tutti elementi che portano con loro la diminuzione della libertà di espressione e di conseguenza della libertà di stampa e che finiscono, spesso, per avere come esito l’uccisione di chi si batte per raccontare la verità: “Sono 800 i giornalisti uccisi negli ultimi 10 anni nell’esercizio dei loro compiti e di questi crimini circa 8 su 10 sono andati impuniti”, ha ricordato il rappresentante dell’Unesco.


La Giornata mondiale della libertà di stampa è stata proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1993 in seguito alla Raccomandazione della 26esima sessione della Conferenza generale dell’Unesco nel 1991. L’organizzazione dell’Onu e il Guillermo Cano World Press Freedom Prize hanno deciso di assegnare quest’anno il premio al fotoreporter egiziano incarcerato Mahmoud Abu Zeid, noto come Shawkan, selezionato da una giuria internazionale indipendente di professionisti dei mass media.

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