L’eucaristia in prospettiva ecumenica

settimananews

di: Antonio Dall’Osto (a cura)

La separazione tra cattolici e protestanti davanti alla mensa eucaristica è sempre più avvertita come un fatto particolarmente doloroso. Per questa ragione l’argomento continua ad essere oggetto di studio e di attenzione a tutti i livelli.

Di particolare interesse, perciò, è il documento reso pubblico mercoledì 11 settembre, a Francoforte, intitolatoInsieme alla mensa del Signore – Prospettive ecumeniche della celebrazione della Cena eucaristica e dell’Eucaristia». Lo studio è frutto di dieci anni di lavoro del gruppo ecumenico (Ökumenische Arbeitskreis ÖAK) costituito da teologi cattolici e protestanti che hanno riflettuto sulla «reciproca partecipazione alle celebrazioni della Cena/Eucaristia, con particolare attenzione alle tradizioni liturgiche».

Il gruppo è stato fondato in Germania nel lontano 1946, a Paderborn, ad opera del vescovo Lorenz Jaeger e di Wilhelm Stälin allo scopo di appoggiare le discussioni sui problemi ecumenici controversi. Agisce autonomamente, ma informa regolarmente la Conferenza episcopale tedesca e la Chiesa evangelica sullo sviluppo delle conversazioni. I presidenti attuali sono, per la parte cattolica, il vescovo del Limburgo, Bätzing, e per la parte evangelica, il vescovo Martin Hein della Chiesa evangelica di Kurhessen-Waldeck).

Iniziata l’epoca del raccolto

Nell’ermeneutica ecumenica – scrive nell’introduzione il documento (chiamato Votum) – da alcuni anni è iniziata l’epoca del raccolto del dialogo ecumenico finora promosso. Questo problema si ricollega con la determinazione di fornire le convinzioni teologiche raggiunte e le conseguenze che ne derivano nel campo dell’azione. La Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione (1999), nel nostro contesto, può costituire un modello e insieme un segnale: gli sforzi di cogliere lo stato del dialogo «in via», – sulla via della comunità ecclesiale – hanno trovato ampio consenso nella recezione. Nello stesso tempo, si lamenta la mancanza di successo degli sforzi compiuti sul piano ecumenico in seno alle comunità locali, alle associazioni e alle famiglie.

Lo studio dei teologi dell’ÖAK si colloca all’interno di un nucleo di considerazioni storiche, teologiche ed esegetiche che determinano e giustificano l’attuale interesse ecumenico per il problema dell’eucaristia, così formulate nell’introduzione:

  1. Occorre rilevare che, nei decenni scorsi, nei dialoghi ecumenici in tutti i problemi controversi del 16° secolo relativi alla tematica Cena/Eucaristia è stato raggiunto un consenso in misura tale da non dover più considerare le rimanenti differenze come fattori di divisione tra le Chiese.
  2. Si costata e si ribadisce che, per quanto riguarda il significato teologico della Cena/Eucaristia, esiste un’unità e su questa base si apprezza la diversità delle tradizioni liturgiche.
  3. Occorre chiarire che tutte le discipline teologiche (esegetiche, storiche, sistematiche e pratiche) aprono un loro modo di accostarsi ai temi della Cena/Eucaristia – qui preso in considerazione.
  4. La diversità della prassi liturgica nel corso della storia e nel presente costituisce un costante punto di riferimento di tutte le considerazioni. Lo scopo è di riconoscere e sostenere il significato teologico e su questa base condividere l’impegno di celebrare insieme la Cena e l’Eucaristia.
  5. Lo studio si concentra sulla tradizione occidentale e prende in considerazione solo occasionalmente l’ortodossia; soltanto gradualmente sarà possibile raggiungere degli approcci in tutta l’ecumene. L’ecumenismo dovrà comunque sempre tendere a una prospettiva multilaterale se non vuole perdere di vista il suo scopo che è l’unità della Chiesa nel senso di una comune tradizione confessionale.
Struttura del documento

Lo studio dei teologi si inserisce in questo impegno a far crescere il dialogo ecumenico ed estenderlo fino a raggiungere le periferie.

Il testo presenta la seguente struttura tematica: è ripartito in 8 paragrafi – compresa l’introduzione – distribuiti in 57 pagine, così concepiti:

  • Il punto di partenza delle riflessioni è una comune testimonianza di ciò che riguarda il significato teologico della celebrazione della Cena/Eucaristia (par. 2).
  • Il fondamento biblico teologico trova nel Nuovo Testamento una varietà di testi riguardanti la concezione delle celebrazioni cristiane primitive del banchetto, attraverso gli avvenimenti che soggiacciono alla morte e risurrezione di Gesù (par. 3).
  • Un excursus storico delle forme di celebrazione che permette di familiarizzarsi con le numerose forme della prassi liturgica (par. 4).
  • Le controversie ecumeniche e le convergenze raggiunte (par. 5).
  • Una particolare attenzione alla presidenza (ministeriale) della celebrazione della Cena/Eucaristia (par. 6).
  • Il rapporto tra comunione ecclesiale e comunione eucaristica (par. 7).
  • Un invito ad aprirsi alle celebrazioni eucaristiche dei cristiani di altre tradizioni (par. 8).

I teologi hanno inteso raggruppare le conclusioni dei dialoghi ecumenici precedenti su questo tema. Gli studi esegetici e le ricerche storiche, a loro modo di vedere, rivelano una varietà di forme di celebrazione eucaristica basate sulla Bibbia e sulla storia della Tradizione. Nessuno dovrebbe accontentarsi delle soluzioni precedenti sia nel caso individuale sia per quanto riguarda le norme generali. Gli autori avvertono tuttavia che nel presente studio non è prevista «una nuova forma di liturgia eucaristica che vada oltre lo sviluppo della Tradizione storica». Il grado di comprensione raggiunto, tuttavia, per quanto riguarda l’Eucaristia, non permette di «considerare le differenze che sussistono come un fattore di divisione della Chiesa».

Un passo in avanti importante

Il vescovo del Limburgo, Georg Bätzing, nell’atto di consegnare il testo a Francoforte, ha affermato che si tratta di un lavoro «frutto del dialogo ecumenico di molti anni» e ha sottolineato di sostenerne pienamente il contenuto. Ha detto di vedere in esso «un passo importante e praticabile sulla via di una unità visibile delle nostre Chiese». Ma – ha aggiunto – se si vuole che il documento abbia a cambiare la prassi, è necessaria la recezione da parte delle Chiese partecipi. Inoltre, ha affermato, che sarà ospite per la parte cattolica all’assemblea della Chiesa ecumenica (Kirchentag) nel 2021, a Francoforte, e ha espresso la speranza che il testo, in vista di quella assemblea, «contribuisca ad un’apertura dell’attuale prassi solidamente fondata e insieme prudentemente responsabile».

Da parte sua, il vescovo incaricato dell’ecumenismo, Gehrard Feige, ha espresso la speranza che la dichiarazione «spalanchi la porta al cammino ecumenico». «In quanto vescovo e presidente della commissione ecumenica della Conferenza episcopale tedesca – ha sottolineato – so quanto siano grandi le attese di molti fedeli». Le esperienze nell’Anno della Riforma del 2017 hanno suscitato nuove speranze e aumentato l’impazienza. Lo studio dell’ÖAK – ha detto – merita considerazione e rispetto ed è aperto ad una più ampia discussione. «Ne tratteremo attentamente nei comitati della Conferenza episcopale tedesca». «Desidero – ha sottolineato – un dibattito concreto e spero che presto giungeremo a una buona soluzione circa il problema indubbiamente urgente della comunione alla mensa del Signore».

Il teologo protestante di Tubinga, Volker Leppin, durante la presentazione del documento, ha affermato: «La nostra considerazione si pone su una base biblica e scientifica così ampia da lasciare a chi si oppone alla comunione l’onere di dimostrare le ragioni forti in contrario».

Dorothea Sattler, docente di teologia ecumenica e guida del gruppo di lavoro, ha affermato di aver lavorato allo studio per dieci anni e che il fatto di giungere alla fine a un Votum comune non era del tutto scontato.

Il documento conclude con un auspicio: «Molti battezzati portano l’impronta della loro tradizione confessionale e non conoscono perciò come viene celebrata la Cena/Eucaristia nelle altre chiese. La celebrazione di questo sacramento non può essere considerata soltanto come il punto culminante della vita di fede nella comunità già esistente. L’esperienza dice che vivere la comunione nella celebrazione della Cena eucaristica costituisce anche una fonte di speranza nel cammino per raggiungere lo scopo voluto da Dio: la piena visibile unità della Chiesa nell’oggi del regno di Dio. Nel cammino verso questa meta, le persone già unite tra loro nel battesimo sacramentale, dalla celebrazione eucaristica attingono forza per la perseveranza nella loro vita quotidiana e sono incoraggiate a servire il prossimo nel mondo».

Precedente Le Chiese, la ricchezza, la povertà Successivo L’urgenza di un’ecclesiologia pubblica

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.